giu132011
I bambini ricchi diventano sempre più ricchi, quelli poveri s'impoveriscono di pari passo. Una disuguaglianza allarmante, che aumenta ancora di più all'interno dei paesi poveri, e che é generata dalla globalizzazione. Si può riassumere così l'intervento di Alberto Majocchi, ordinario di Scienze delle finanze alla Facoltà di Economia, Università degli Studi di Pavia, durante il congresso nazionale della Società italiana di pediatria in corso a Milano. A livello mondiale, sottolinea l'esperto, si è ridotto il tasso di mortalità sotto i cinque anni di vita (-2,7%), «eppure ancora nel 2009 nelle aree più depresse muore il 12,1% dei piccoli con meno di cinque anni, contro il 6 per mille dei paesi industrializzati». O ancora, nel mondo la mortalità infantile nel primo anno di vita è diminuita del 39% in vent'anni, ma solo del 17% nell'Africa sub-sahariana. Il problema della fame rimane irrisolto in più di 80 Paesi in via di sviluppo (Pvs), dove un bimbo su tre è malnutrito, con punte del 50% nell'Asia meridionale. «Le diseguaglianze nella distribuzione del reddito hanno effetti negativi sulla povertà e sulla malnutrizione» continua l'esperto «le famiglie che vivono in aree rurali sono penalizzate dal maggior sviluppo che tocca le aree urbane. Inoltre l'accresciuta partecipazione della donna al lavoro toglie tempo alla cura dei bambini più a rischio di malnutrizione, sfruttamento e incidenti». La soluzione a tutto questo ci sarebbe, conclude Majocchi, ma appare lontana: «Assicurare salute, istruzione e lavoro a questa parte del mondo dipende da noi tutti, cittadini del mondo responsabili».