La cannabis medica potrebbe avere effetti limitati o clinicamente non significativi sulla qualità e sulla durata del sonno negli adulti con insonnia, mentre potrebbe aumentare gli eventi avversi. È quanto emerge da una revisione sistematica Cochrane, pubblicata il 13 ottobre 2026, che ha analizzato nove studi randomizzati per un totale di 537 partecipanti.
La revisione, coordinata da Lucia B. Varela e colleghi, ha valutato benefici e rischi della cannabis medica nel trattamento dell'insonnia, una condizione per la quale le attuali linee guida non forniscono raccomandazioni chiare sull'impiego dei cannabinoidi a causa delle incertezze relative all'efficacia e alla sicurezza.
Gli autori hanno incluso studi condotti su adulti tra 18 e 76 anni, prevalentemente donne (72,66%). La maggior parte delle ricerche riguardava persone con insonnia primaria, mentre uno studio includeva pazienti con insonnia associata ad altre condizioni cliniche. Tre studi hanno valutato l'insonnia acuta e sei quella cronica.
Otto studi hanno confrontato la cannabis medica con placebo e uno con l'antidepressivo amitriptilina. Due studi hanno utilizzato medicinali autorizzati a base di cannabinoidi, mentre gli altri sette hanno impiegato preparazioni magistrali.
Nel confronto con placebo, l'analisi di sette studi, comprendenti 374 partecipanti, ha rilevato un effetto standardizzato sulla qualità del sonno pari a -0,49, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra -1,06 e 0,08.
Per la durata totale del sonno, sei studi su 194 partecipanti hanno registrato una differenza media di 7,68 minuti a favore della cannabis medica, con un intervallo di confidenza compreso tra -23,04 e 38,39 minuti.
Secondo gli autori, questi risultati indicano che il trattamento potrebbe produrre benefici modesti o clinicamente non rilevanti. La certezza delle evidenze è stata tuttavia classificata come molto bassa.
Anche per il funzionamento durante il giorno non sono emersi miglioramenti chiaramente dimostrati. L'analisi di cinque studi su 144 partecipanti ha rilevato una differenza standardizzata pari a -0,34, con un intervallo di confidenza tra -0,83 e 0,16.
Per la qualità della vita, tre studi su 95 partecipanti suggeriscono un possibile miglioramento, ma l'ampiezza degli intervalli di confidenza e la qualità molto bassa delle evidenze non consentono conclusioni affidabili.
La revisione segnala un possibile aumento degli eventi avversi associati alla cannabis medica rispetto al placebo.
L'analisi di tre studi, per complessivi 98 partecipanti, ha rilevato un odds ratio di 11,25, con intervallo di confidenza al 95% tra 4,46 e 28,35. La certezza delle evidenze per questo risultato è stata classificata come bassa.
Gli autori sottolineano che il livello complessivo di certezza è stato ridotto soprattutto per il rischio di distorsioni metodologiche, l'incoerenza tra i risultati degli studi e l'imprecisione delle stime.
La revisione conclude che le evidenze disponibili non permettono di stabilire con sufficiente affidabilità l'efficacia della cannabis medica nel trattamento dell'insonnia.
Gli autori chiedono nuovi studi randomizzati con campioni più numerosi, metodologie rigorose, periodi di osservazione più lunghi e criteri standardizzati per valutare efficacia e sicurezza, compresi i possibili effetti avversi a lungo termine.
Le future ricerche dovrebbero inoltre includere popolazioni più diversificate e presentare risultati distinti per sesso, età e altre caratteristiche rilevanti, per migliorare l'applicabilità delle evidenze alla pratica clinica.