L'intelligenza artificiale può offrire strumenti utili alle professioni sanitarie, ma il suo impiego non deve comportare una rinuncia alla valutazione critica e alla responsabilità della relazione di cura. È il richiamo di Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi (CNOP), intervenuta a Roma in occasione della Giornata nazionale della psicologia, dedicata quest'anno al tema «Intelligenza artificiale, quo vadis?».
«Siamo dentro una trasformazione che procede più velocemente della nostra capacità di comprenderne tutte le conseguenze», ha dichiarato Gulino, ricordando che l'intelligenza artificiale è già presente nel lavoro, nella ricerca, nella sanità, nell'educazione e nella vita quotidiana.
Per la psicologia, ha spiegato, l'interrogativo assume un significato particolare. «Noi lavoriamo certamente con informazioni, dati, conoscenze, ma lavoriamo soprattutto con persone, storie e relazioni; con ciò che viene detto e con ciò che resta taciuto, con l'ambivalenza, l'incertezza, il contesto, persino con il silenzio».
Sono dimensioni che, secondo la presidente del CNOP, difficilmente possono essere ricondotte alla capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di prevedere la parola statisticamente più probabile.
Il problema riguarda soprattutto il confine tra il supporto tecnologico e le decisioni affidate alla macchina.
«Uno dei rischi più insidiosi dell'intelligenza artificiale è proprio questo: non delegarle soltanto alcune funzioni, ma finire per delegarle anche il dubbio», ha sottolineato Gulino.
La presidente ha richiamato in particolare la capacità dei sistemi di IA di riprodurre modalità comunicative riconducibili all'empatia. «Una macchina può utilizzare le parole dell'empatia, riconoscere nel linguaggio i segni della sofferenza e simulare una conversazione accogliente. La macchina può simulare una relazione, ma non può assumersene la responsabilità».
Il CNOP riconosce comunque le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. «Nelle professioni sanitarie l'IA può restituire tempo alla cura. In sistemi sanitari sottoposti a una pressione crescente, non è un vantaggio marginale», ha osservato Gulino.
Durante l'incontro sono stati richiamati anche i dati sulla formazione universitaria. In Italia gli iscritti al primo anno dei corsi dell'area psicologica sono aumentati del 90% in dieci anni, passando da poco più di 18.000 a oltre 34.000. Nello stesso periodo, l'intero sistema universitario è cresciuto del 39%.
Nel 2024 l'Italia ha formato 25.732 laureati in psicologia, pari a 3,6 per ogni laureato in informatica.
Gulino ha collegato questi numeri alla crescente attenzione verso la comprensione della persona, della mente, delle relazioni e della sofferenza, pur in un contesto caratterizzato dalla diffusione delle tecnologie digitali.
«Il nostro quo vadis riguarda meno il punto in cui arriverà l'intelligenza artificiale e più fin dove vogliamo accompagnarla: che cosa possiamo utilmente affidarle e che cosa vogliamo continuare a pensare, scegliere e fare noi», ha concluso.