Nuove indicazioni sul monitoraggio continuo della glicemia nel diabete di tipo 2 e un orientamento verso un trattamento precoce e intensivo della malattia, che affianchi al controllo glicemico la protezione cardiovascolare, renale ed epatica e la gestione del peso. Sono alcuni dei temi al centro del 62° Congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.
Tra le novità illustrate durante la conferenza stampa di apertura, la nuova linea guida EASD sul monitoraggio continuo della glicemia valuta l’estensione del CGM a tutti gli adulti con diabete di tipo 2, indipendentemente dal trattamento con insulina. Il nuovo Consensus Report ADA/EASD 2026 si orienta invece verso un trattamento precoce e intensivo.
«L'incremento del diabete di tipo 1 e l’anticipazione d'esordio del tipo 2 delineano la necessità di interventi sempre più tempestivi per tutelare la qualità di vita dei pazienti», ha dichiarato Francesco Giorgino, presidente EASD. Giorgino ha richiamato la nuova linea guida sul CGM e il Consensus Report, che affianca al controllo glicemico «la protezione cardiovascolare, renale ed epatica e la gestione del peso».
Il congresso dedica attenzione anche alle terapie disease-modifying per il diabete di tipo 1. Questi trattamenti non sostituiscono l’insulina, ma puntano a modulare la risposta autoimmune e a preservare la funzione delle cellule beta. Attualmente è disponibile un farmaco approvato per rallentare la progressione della malattia e modificarne il decorso. Altri immunomodulatori, insieme a strategie antigene-specifiche e cellulari, sono in sperimentazione.
Sul fronte epidemiologico, nel 2025 il 42% dei nuovi casi di diabete di tipo 1 nel mondo ha riguardato bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni. Le persone che convivono con la malattia potrebbero passare da 9,4 milioni nel 2025 a 12,1 milioni nel 2049, con un aumento del 29%. Per l’Italia è previsto un incremento del 16%, fino a oltre 239.000 persone.
Anche il diabete di tipo 2 richiama l’attenzione sull’età giovanile. Secondo uno studio statunitense della Colorado School of Public Health citato al congresso, il tasso di nuovi casi negli under 20 è aumentato di quasi dieci volte dall’inizio del secolo. Il dato riguarda gli Stati Uniti ed è distinto dalle proiezioni globali sul diabete di tipo 1. In Italia, secondo i dati riportati in occasione del congresso, quasi quattro milioni di persone convivono con il diabete e circa 1,5 milioni non sanno di averlo.
Il rapporto tra obesità e diabete di tipo 2 è un altro tema del congresso. Le sessioni dedicate alle innovazioni terapeutiche affrontano le evidenze su incretine e multi-agonisti, il ruolo dell’amilina e le novità nel trattamento dell’obesità, con attenzione alla sicurezza, alla gestione degli effetti collaterali e all’impiego nei diversi gruppi di pazienti.
Il confronto riguarda anche diagnosi precoce, prevenzione e accesso alle cure. Nel quadro italiano sono stati richiamati la legge sul diabete del 1987, il programma di screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia introdotto dalla legge Mulè e il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante previsto dalla legge Pella.
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati, intervenuto in collegamento video, ha sottolineato come «l’alleanza tra ricerca scientifica e scelte legislative pionieristiche» possa trasformare l’evidenza clinica in un modello organizzativo, indicando come obiettivo l’intercettazione precoce della malattia.
Daniela Sbrollini, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, ha richiamato «la crescente diffusione di diabete e obesità tra i giovani» e la necessità di un approccio orientato alla prevenzione, citando anche il decreto ministeriale sui registri del diabete.
Roberto Pella, co-presidente dell’Intergruppo, ha ricordato che nel 2025 l’Italia ha adottato una legge parlamentare che riconosce l’obesità come malattia, definendo il provvedimento «un passo storico».
Sul ruolo della ricerca è intervenuto Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche: «La ricerca rappresenta una leva fondamentale per rafforzare la salute metabolica e trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti di prevenzione, diagnosi e cura».
Infine, Manuela Bertaggia, presidente Fand - Associazione italiana diabetici Odv, ha ricordato il sostegno dell'associazione alla nascita della legge 115 del 1987 e indicato tra le priorità «garantire equo accesso alle terapie e tecnologie più innovative», sostenere le famiglie dalla diagnosi precoce e contrastare lo stigma.