La rimborsabilità di vamorolone in Italia introduce una nuova opzione nella terapia con corticosteroidi della distrofia muscolare di Duchenne, con l’obiettivo di mantenere i benefici del trattamento riducendo alcuni degli effetti collaterali, in particolare sulla crescita e sulla salute ossea. Il farmaco è disponibile nel Servizio sanitario nazionale dai 4 anni di età, sia per i pazienti naïve sia per quelli già stabilmente trattati con corticosteroidi. A spiegare a Doctor33 cosa può cambiare nella pratica clinica è Eugenio Maria Mercuri, direttore dell’UOC di Neuropsichiatria infantile della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, intervistato a margine della conferenza stampa “Distrofia muscolare di Duchenne: un’opportunità in più per i giovani pazienti”, tenuta a Roma il 17 settembre.
La rimborsabilità è prevista dalla determina AIFA 649/2026 del 14 maggio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 20 giugno. Vamorolone è uno steroide antinfiammatorio con meccanismo d’azione dissociativo.
I corticosteroidi hanno modificato la storia della Duchenne, contribuendo, insieme all’evoluzione degli standard di cura, a ritardare le tappe della progressione della malattia e a migliorare la sopravvivenza. Il trattamento continuativo si associa però a effetti avversi rilevanti. «I nostri ragazzi sopravvivono, stanno meglio, camminano più a lungo, però tutte queste cose erano associate a molti problemi», spiega Mercuri. Tra questi indica il rallentamento della crescita e la maggiore fragilità ossea, con un aumento del rischio di fratture, comprese quelle vertebrali.
«L’arrivo di questo nuovo farmaco ci permette di conciliare tutti gli effetti e i benefici delle vecchie generazioni di steroidi con una grossissima riduzione degli effetti collaterali», afferma Mercuri. Secondo il clinico, gli studi iniziali e i dati successivamente disponibili mostrano un’efficacia paragonabile a quella degli steroidi convenzionali e una riduzione degli effetti indesiderati soprattutto a livello dell’osso e della crescita.
Il diverso profilo potrebbe incidere anche sul momento di avvio del trattamento. Mercuri ricorda che in passato esisteva una certa cautela nell’iniziare gli steroidi prima dei 4-5 anni, considerando la durata della terapia e i relativi effetti collaterali. «Il fatto di sapere che gli effetti collaterali sono ridotti magari ci indurrà, ci sta inducendo, a iniziare la terapia anche un po’ prima», osserva. Si tratta, precisa lo specialista, di una prospettiva clinica che non è stata ancora formalmente verificata nella pratica quotidiana.
Un altro possibile cambiamento riguarda la prosecuzione del trattamento dopo la perdita della deambulazione autonoma. Negli anni, spiega Mercuri, è emersa l’importanza di continuare la terapia per preservare altre funzioni, tra cui quelle degli arti superiori e dei muscoli respiratori. «Oggi a maggior ragione le continueremo», afferma, perché con la riduzione degli effetti collaterali «questo equilibrio si sposta sempre di più verso i benefici».