Clinica
Pediatria
19/06/2026

Neonati pretermine, dimissione con caffeina senza standard condivisi in Europa

Uno studio su 21 Paesi europei evidenzia ampia variabilità nella dimissione dei prematuri in terapia con caffeina, nel monitoraggio domiciliare e nei criteri di sospensione del trattamento

bambino malato maschera

La dimissione dei neonati pretermine in terapia con caffeina presenta un’ampia variabilità tra i centri europei, sia per quanto riguarda la pratica clinica sia per le strategie di monitoraggio e sospensione del trattamento. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Acta Paediatrica, che evidenzia come non esista ancora un approccio condiviso a livello continentale. 

La caffeina rappresenta il trattamento di riferimento per l’apnea della prematurità, ma rimangono incerte le modalità ottimali e il timing per la sua sospensione. In questo contesto, lo studio ha avuto l’obiettivo di mappare le pratiche correnti in Europa relative alla dimissione dei neonati pretermine ancora in terapia con caffeina, includendo anche l’uso del monitoraggio domiciliare e i criteri adottati per interrompere il trattamento. Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca che ha già documentato ampia variabilità nei tempi di sospensione della caffeina prima della dimissione e nell'uso contestuale di supporto respiratorio al momento della sospensione stessa.

L’analisi si basa su un questionario online inviato a pediatri e unità di terapia pediatrica articolato in 3 sezioni. Il sondaggio ha raccolto informazioni su politiche e pratiche di dimissione con caffeina, criteri di sospensione della terapia e modalità di follow-up post-dimissione, con analisi di tipo descrittivo. Delle 633 unità neonatali contattate tra luglio e ottobre 2025, sono pervenute 125 risposte complete da centri distribuiti in 21 Paesi europei.

I dati indicano che la dimissione a domicilio con caffeina rappresenta una pratica diffusa tra i neonatologi europei, ma caratterizzata da ampie differenze nelle modalità operative. Le strategie relative al monitoraggio domiciliare e alla sospensione del trattamento risultano infatti non uniformi, riflettendo la mancanza di evidenze consolidate e di linee guida condivise. 

Nel complesso, il 58% dei centri partecipanti ha dichiarato di dimettere almeno occasionalmente neonati prematuri con terapia caffeinica ancora in corso. La variabilità tra Paesi è però marcata: questa pratica non è stata segnalata da nessun rispondente nel Regno Unito a fronte di una diffusione rilevante in altri contesti europei, un dato che riflette differenze profonde nelle culture cliniche nazionali e nell'assetto organizzativo delle cure post-dimissione. Le risposte hanno mostrato ampia eterogeneità nei dosaggi di mantenimento utilizzati, nei criteri adottati per la sospensione della caffeina tanto in ospedale quanto dopo la dimissione, e nelle modalità di monitoraggio domiciliare richieste alle famiglie.

L’analisi ha inoltre documentato differenze significative tra le diverse aree geografiche europee, mentre non sono emerse variazioni rilevanti in relazione al volume di attività dei centri, distinguendo tra strutture ad alto e basso numero di pazienti. 

Questo quadro conferma come, nonostante l’uso consolidato della caffeina nella gestione dell’apnea della prematurità, persistano aree di incertezza clinica soprattutto nella fase di transizione dall’ospedale al domicilio, con implicazioni rilevanti per l’organizzazione dell’assistenza e la sicurezza del follow-up. L'assenza di raccomandazioni unificate condiziona non solo la pratica clinica nelle TIN, ma anche la gestione del follow-up neonatale e il counseling alle famiglie, rendendo la definizione di standard europei condivisi una priorità di sanità pubblica neonatale.

«Lo studio dimostra un'ampia variazione nelle pratiche relative alla dimissione del neonato prematuro in terapia con caffeina in Europa», hanno scritto gli autori. «Data l'importanza dell'argomento, linee guida basate sull'evidenza sono urgentemente necessarie per standardizzare le pratiche cliniche», hanno aggiunto. «Il nostro studio potrebbe contribuire alla progettazione di trial che affrontino le domande più pressanti, radicando possibili interventi nell'eterogeneità esistente delle cure cliniche», hanno concluso.

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