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Social media
18/06/2026

Social media e adolescenti, cresce l'uso problematico. Le raccomandazioni SINPIA

Dal 2018 al 2022 la quota di adolescenti con uso problematico dei social è salita dal 7% all'11%: molto contenuti sono associati a un aumento a breve termine di pensieri suicidari

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Con la chiusura delle scuole e l'aumento del tempo non strutturato, cresce il rischio di esposizione non governata di bambini e adolescenti alle piattaforme digitali. SINPIA e l'Istituto di Neuropsichiatria Infantile "Giovanni Bollea" dell'AOU Policlinico Umberto I di Roma rilanciano l'attenzione su un fenomeno in espansione documentata: secondo i dati OMS, tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti con uso problematico dei social media è salita dal 7% all'11%, con un impatto più marcato sulla popolazione femminile. Il fenomeno si associa a riduzione del benessere psichico, disturbi del sonno, ansia, depressione e calo del rendimento scolastico. La letteratura più recente (2024-2025) segnala inoltre rischi specifici per i minori più vulnerabili: uno studio del 2025 ha documentato che l'esposizione frequente a contenuti autolesivi può associarsi a un aumento a breve termine di pensieri suicidari e impulsi pericolosi.
I temi sono stati al centro del convegno "Connessioni pericolose? 2.0 Tecnologie digitali, adolescenti e salute mentale", organizzato con il patrocinio SINPIA.

Francesco Pisani, Direttore UOC NPI del Policlinico Umberto I, sottolinea l'effetto della desensibilizzazione: "La ripetizione di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una desensibilizzazione emotiva, inducendo i minori a normalizzare l'aggressività e a percepire in modo distorto il rischio e le relazioni sociali. Questo clima digitale facilita fenomeni come il cyberbullismo, la partecipazione a sfide pericolose (challenge) e il contatto con community che promuovono comportamenti a rischio o contesti che alimentano molti dei disturbi neuropsichiatrici che trattiamo."

Gli esperti identificano tre dinamiche problematiche di particolare rilevanza clinica. La prima è l'effetto trigger: alcuni contenuti possono innescare comportamenti disfunzionali ad alto rischio in modo immediato, in particolare nei ragazzi che già presentano isolamento o difficoltà emotive. La seconda è il contagio sociale: si osserva una tendenza alla normalizzazione e spettacolarizzazione del dolore psichico che può aumentare l'imitazione tra pari fragili. La terza riguarda le dinamiche di gruppo nelle community online, che possono amplificare vulnerabilità preesistenti e disinibire il singolo attraverso meccanismi di rinforzo collettivo.

Gli esperti sottolineano che i social offrono anche opportunità rilevanti per gli adolescenti: favoriscono il senso di appartenenza, contrastano l'isolamento, facilitano l'accesso a informazioni e supporto tra pari, stimolano la creatività. Per molti adolescenti fragili lo spazio digitale rappresenta un luogo di ascolto e confronto difficilmente sostituibile. La particolare esposizione dei minori non è riducibile a fattori comportamentali o educativi: ha una base neurobiologica.

Come spiega Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile dell'UOC NPI del Policlinico Umberto I: "Il motivo per cui i minori sono così esposti risiede nella natura stessa del loro sviluppo: il cervello adolescenziale è strutturalmente più sensibile ai meccanismi di ricompensa e alla pressione sociale. Gli algoritmi sono progettati per massimizzare il coinvolgimento emotivo, tendono purtroppo a privilegiare contenuti estremi e attivanti, inclusi quelli dannosi."

Gli esperti indicano alcune raccomandazioni concrete per le famiglie:

• Non utilizzare i dispositivi come "pacificatori" o sostituti della relazione educativa con i bambini piccoli.
• Rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme ed evitare l'uso dei social prima della preadolescenza.
• Preservare spazi offline nella vita quotidiana: evitare gli schermi durante i pasti e lasciare gli smartphone fuori dalla camera durante la notte per proteggere la qualità del sonno.
• Osservare i segnali di allarme: insonnia, irritabilità, ritiro sociale o bisogno compulsivo di controllare le notifiche.

Elisa Fazzi, Neuropsichiatra infantile dell'Università di Brescia e Presidente SINPIA, inquadra la posizione degli specialisti: "La sfida non è demonizzare la tecnologia, ma proteggere bambini e adolescenti da un uso non regolato considerando che gli effetti dei social dipendono da una pluralità di fattori."

Sul piano sistemico, gli esperti concordano sulla necessità di introdurre l'educazione digitale e affettiva nei curricula scolastici, richiedere maggiore trasparenza algoritmica alle piattaforme, implementare sistemi reali di verifica dell'età e rafforzare i servizi di neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza per rispondere alle fragilità emergenti. L'obiettivo dichiarato non è la proibizione, giudicata spesso controproducente, ma la costruzione di un ecosistema digitale sicuro attraverso un'alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni.

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