La prossima emergenza sanitaria, ambientale o geopolitica potrebbe mettere nuovamente sotto pressione l'assistenza cardiovascolare. Per evitare che ritardi nelle diagnosi, carenze di personale e interruzioni dei percorsi di cura si traducano in un aumento della mortalità, il GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) punta sull'adozione di RESIL-Card, il tool europeo sviluppato per misurare e rafforzare la capacità di risposta delle strutture sanitarie in situazioni di crisi. Lo strumento, presentato durante il tavolo dedicato al welfare nell'ambito dell'evento Gap to Care, nasce all'interno del programma europeo EU4Health ed è in linea con la Joint Action JACARDI sulle malattie cardiovascolari e il diabete. L'obiettivo è aiutare ospedali e servizi sanitari a individuare in anticipo i punti critici dell'organizzazione, correggendo colli di bottiglia che possono emergere durante eventi straordinari come pandemie, calamità naturali o conflitti.
Tra le principali vulnerabilità emerse figurano l'improvvisa carenza di personale specializzato, la difficoltà di garantire collegamenti efficaci tra ospedali e territorio, l'insufficiente diffusione della telemedicina e l'interruzione dei controlli nei pazienti cronici e fragili. Situazioni che, secondo gli esperti, possono compromettere la continuità assistenziale e rallentare l'accesso alle cure salvavita. “L'esperienza della pandemia ha mostrato quanto la mancanza di una preparazione strutturata alle emergenze possa determinare una drastica riduzione degli accessi ospedalieri, ritardi diagnostici e un aumento della mortalità evitabile”, spiega Alfredo Marchese, presidente del GISE e direttore dell'Unità di Cardiologia Interventistica dell'Ospedale Santa Maria di Bari. I numeri richiamati dalla società scientifica fotografano l'impatto che il Covid ha avuto sull'attività cardiologica interventistica. Durante le fasi più acute dell'emergenza, i centri hanno registrato una riduzione delle procedure compresa tra il 35% e il 70% a livello globale. Nella prima ondata pandemica, secondo i dati della letteratura internazionale citati dal GISE, gli interventi complessivi sono diminuiti del 75%, mentre la mortalità post-operatoria è passata dall'1,7% al 5,7%. In questo contesto RESIL-Card si propone come uno strumento di autovalutazione capace di "radiografare" i percorsi assistenziali. Il sistema analizza risorse disponibili, flussi informativi, processi clinici e soggetti coinvolti nell'assistenza, consentendo alle strutture di identificare le aree più fragili e sviluppare piani di miglioramento continuo.
La strategia promossa dal GISE si articola su tre direttrici. La prima riguarda formazione e organizzazione, con programmi educativi nazionali e la creazione di team multidisciplinari dedicati alla gestione della resilienza. La seconda punta sulla digitalizzazione e sull'integrazione tra ospedale e territorio attraverso la telemedicina, sfruttando anche le opportunità offerte dagli investimenti del PNRR. La terza si concentra sulla sostenibilità e sull'equità di accesso, con un approccio value-based finalizzato a ottimizzare le risorse e ridurre le disuguaglianze territoriali nell'assistenza cardiovascolare. Dal lavoro avviato nasceranno nei prossimi mesi un Documento di consenso sulla preparedness cardiovascolare, un programma formativo nazionale e una serie di raccomandazioni operative per la mappatura dei percorsi assistenziali. L'obiettivo finale è portare all'attenzione delle istituzioni nazionali e regionali una proposta per integrare in modo stabile il concetto di resilienza delle cure cardiovascolari nelle strategie di programmazione sanitaria. Secondo il GISE, la preparazione alle crisi non può più essere considerata una misura straordinaria, ma deve diventare parte integrante dell'organizzazione sanitaria, con il coinvolgimento attivo di caregiver e associazioni dei pazienti per garantire la continuità delle cure anche nei momenti di maggiore difficoltà del sistema.