Il trattamento con finerenone riduce significativamente il rischio di eventi cardiovascolari e progressione della malattia renale nei pazienti con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, indipendentemente dal grado di controllo terapeutico raggiunto prima dell’inizio della terapia. È quanto emerge da una nuova analisi pubblicata su Diabetes, Obesity and Metabolism.
I pazienti con diabete tipo 2 e nefropatia cronica presentano infatti un elevato rischio residuo cardiovascolare e renale anche quando vengono trattati secondo le linee guida standard. Finerenone, antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi, è già stato associato in precedenza a benefici cardiorenali in questa popolazione.
Per valutare se l’efficacia del farmaco fosse influenzata dal raggiungimento preliminare degli obiettivi terapeutici raccomandati dall’American Diabetes Association (ADA), i ricercatori hanno analizzato il database FIDELITY, un’analisi aggregata pre-specificata degli studi di fase 3 FIDELIO-DKD e FIGARO-DKD.
Lo studio ha incluso adulti con diabete tipo 2 e malattia renale cronica randomizzati 1:1 per ricevere finerenone orale o placebo. I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi in base al numero di obiettivi terapeutici ADA raggiunti al basale, comprendenti controllo glicemico, pressione arteriosa e utilizzo delle terapie raccomandate.
I risultati hanno mostrato che il trattamento con finerenone era associato a una riduzione del 14% del rischio di eventi cardiovascolari compositi rispetto al placebo e a una riduzione del 24% del rischio di outcome renali compositi. I benefici sono risultati coerenti in tutti i sottogruppi analizzati, indipendentemente dal numero di obiettivi terapeutici raggiunti prima dell’avvio della terapia.
L’analisi ha inoltre evidenziato una riduzione del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco e mortalità cardiovascolare nei pazienti trattati con finerenone.
Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che finerenone possa offrire una protezione cardiovascolare e renale aggiuntiva anche nei pazienti già trattati secondo le raccomandazioni terapeutiche correnti.
I ricercatori sottolineano che il farmaco agisce contrastando i processi di infiammazione e fibrosi mediati dall’attivazione del recettore dei mineralcorticoidi, meccanismi coinvolti nella progressione sia del danno renale sia delle complicanze cardiovascolari nel diabete tipo 2.
Gli autori concludono che l’integrazione precoce di finerenone potrebbe contribuire a ridurre il rischio cardiorenale residuo in un’ampia popolazione di pazienti con diabete tipo 2 e malattia renale cronica.