Nei pazienti con diabete che hanno già sperimentato problemi agli arti inferiori, l’impiego degli agonisti del recettore GLP-1 è stato associato a una riduzione significativa del rischio di recidiva, nonché di complicanze cardiovascolari, mortalità complessiva e progressione della malattia renale, rispetto alla terapia con inibitori della DPP-4. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato su JAMA Network Open che rafforza l’ipotesi di un ruolo preferenziale dei GLP-1 agonisti nella prevenzione secondaria di pazienti con profilo di rischio particolarmente elevato.
I cosiddetti major adverse limb events (MALE) rappresentano manifestazioni gravi di ischemia degli arti inferiori che spesso richiedono interventi invasivi. Questi eventi sono correlati a un aumento marcato del rischio di ulteriori amputazioni, infarto, ictus e morte. Tra i principali determinanti dei MALE rientrano il diabete mellito, l’ipertensione, la dislipidemia, il fumo, la malattia renale cronica, lo scompenso cardiaco, una storia di eventi cardiovascolari maggiori e precedenti procedure di rivascolarizzazione. La diffusione crescente di questi fattori di rischio ne sta determinando un aumento costante dell’incidenza, con un impatto rilevante sui sistemi sanitari a livello globale.
Ad oggi, l’unico trattamento farmacologico che abbia dimostrato in modo consistente di ridurre il rischio di MALE successivi nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione degli arti inferiori è la combinazione di rivaroxaban a basso dosaggio e aspirina, indipendentemente dalla presenza di diabete.
Tuttavia, numerose analisi hanno suggerito che gli agonisti del recettore GLP-1 siano associati a un minor rischio di eventi avversi agli arti rispetto ad altre terapie ipoglicemizzanti.
Partendo da questo presupposto, gli autori hanno ipotizzato che, nei pazienti diabetici, la terapia con agonisti del GLP-1 potesse essere associata a una riduzione del rischio di nuovi eventi agli arti e di complicanze cardiovascolari maggiori rispetto ad altre opzioni ipoglicemizzanti.
Lo studio ha incluso 1.583 pazienti trattati con agonisti del GLP-1 (liraglutide, dulaglutide o semaglutide) e 15.705 pazienti in terapia con inibitori della DPP-4 (sitagliptin, saxagliptin, linagliptin, alogliptin e vildagliptin) trattati per almeno tre mesi consecutivi.
I risultati mostrano come i pazienti che iniziavano una terapia con agonisti del GLP-1 presentavano un rischio di MALE inferiore di circa il 10% rispetto ai nuovi utilizzatori di inibitori della DPP-4 (SHR 0,90). Tale beneficio era principalmente attribuibile a una riduzione del rischio di amputazione (SHR 0,86), con un effetto particolarmente marcato sulle amputazioni maggiori (SHR 0,59). Secondo gli autori, questi risultati indicano un potenziale effetto protettivo clinicamente rilevante dei GLP-1 agonisti nei pazienti con diabete e precedente compromissione degli arti.
Il trattamento con agonisti del GLP-1 è risultato associato anche a una riduzione significativa di tutti gli endpoint secondari analizzati rispetto agli inibitori della DPP-4, inclusi eventi cardiovascolari maggiori, mortalità cardiovascolare, ictus ischemico, infarto miocardico acuto, mortalità per tutte le cause e progressione verso la dialisi.
Gli autori sottolineano che i pazienti con una storia di MALE presentano spesso una diffusa aterosclerosi polivascolare e numerose comorbilità, condizioni che spiegano l’elevato rischio cardiovascolare osservato in questa popolazione.
Sebbene questi risultati suggeriscano un ruolo rilevante dei GLP-1 agonisti nella prevenzione di una prima amputazione maggiore, l’efficacia di questi farmaci nei pazienti con amputazioni già avvenute rimane incerta e necessiterà di ulteriori conferme.