La sindrome NORSE criptogenetica sarebbe associata a un danno neuronale acuto particolarmente esteso e rapidamente progressivo, superiore a quello osservato in altre forme di stato epilettico. È quanto emerge da uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Modena e pubblicato su JAMA Neurology.
La sindrome NORSE (New-Onset Refractory Status Epilepticus) criptogenetica è una forma specifica e grave di stato epilettico che colpisce persone precedentemente sane, in cui, nonostante approfonditi esami, non viene identificata una causa scatenante. La sua insorgenza rappresenta una condizione neurologica rara e grave caratterizzata da crisi epilettiche prolungate e resistenti ai trattamenti standard. Tuttavia, l’entità del danno cerebrale acuto durante la fase iniziale della malattia non era stata ancora definita con precisione.
Lo studio, condotto tra il 2013 e il 2025, ha coinvolto 36 ospedali negli Stati Uniti, oltre a centri in Canada, Italia, Francia e Belgio. Sono stati inclusi 78 pazienti con NORSE criptogenetica e due coorti indipendenti di 211 e 73 pazienti con stato epilettico a eziologia definita. I gruppi di confronto comprendevano inoltre soggetti con epilessia cronica e controlli sani.
Per valutare il grado di lesione neuronale e gliale, i ricercatori hanno analizzato i livelli di neurofilamento leggero (NfL) e proteina S100-beta nel siero e nel liquido cerebrospinale di pazienti con NORSE criptogenetica, stato epilettico a eziologia definita ed epilessia cronica.
I risultati hanno mostrato concentrazioni di neurofilamento leggero marcatamente superiori nei pazienti con NORSE. Nel liquido cerebrospinale i livelli erano circa dieci volte più elevati rispetto alle altre forme di stato epilettico, mentre nel siero risultavano circa quattro volte superiori. I livelli sierici di NfL erano inoltre quasi venti volte maggiori rispetto ai pazienti con epilessia cronica e ai controlli sani.
L’analisi temporale ha evidenziato un rapido incremento dei livelli di neurofilamento nelle prime settimane dall’esordio. I valori mediani sierici sono aumentati da 101 pg/mL nella prima settimana a 197 pg/mL nella seconda, fino a 598 pg/mL nella terza settimana dopo l’inizio delle crisi epilettiche.
Al contrario, i livelli della proteina S100-beta, indicativa di danno gliale, non hanno mostrato differenze significative tra i gruppi né un andamento temporale coerente.
Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che nella NORSE il danno neuro-assonale sia sproporzionatamente più marcato rispetto alla lesione gliale, indicando un processo di degenerazione neuronale particolarmente aggressivo durante la fase acuta della malattia.
Lo studio ha inoltre mostrato che concentrazioni sieriche più elevate di neurofilamento erano associate indipendentemente a peggiori esiti funzionali alla dimissione ospedaliera.
I ricercatori sottolineano che il rapido aumento precoce del neurofilamento evidenzia una finestra terapeutica molto ristretta, rafforzando la necessità di strategie terapeutiche tempestive e aggressive per interrompere rapidamente lo stato epilettico refrattario.
Secondo gli autori, il neurofilamento leggero potrebbe rappresentare un utile biomarcatore per monitorare il danno neuronale in corso e guidare le decisioni cliniche nei pazienti con NORSE.
Matteo Vian