Specifiche alterazioni del microbioma intestinale potrebbero comparire già nelle fasi precoci della malattia di Parkinson, anche in individui sani o geneticamente predisposti ma ancora privi di diagnosi clinica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Medicine.
Negli ultimi anni il microbioma intestinale è stato sempre più coinvolto nei meccanismi patogenetici del Parkinson, in particolare nella cosiddetta forma “body-first”, caratterizzata da sintomi non motori e disfunzione autonomica che precedono la comparsa dei disturbi motori. Tuttavia, non era ancora chiaro se queste alterazioni microbiche fossero presenti già nella fase prodromica della malattia.
Per approfondire il fenomeno, i ricercatori hanno confrontato il microbioma intestinale di pazienti con Parkinson conclamato, soggetti portatori di varianti del gene GBA1 senza malattia manifesta ma considerati a rischio aumentato, e controlli sani. Lo studio ha utilizzato analisi metagenomiche shotgun integrate con valutazioni cliniche dettagliate.
I risultati hanno mostrato che molti individui geneticamente predisposti presentavano alterazioni del microbioma coerenti con quelle osservate nei pazienti con Parkinson. Le modifiche erano associate soprattutto a sintomi non motori tipici della fase prodromica, tra cui depressione, disfunzione autonomica, disturbi gastrointestinali e costipazione.
In particolare, tutti i soggetti identificati come “prodromici” secondo i criteri della Movement Disorder Society mostravano un’elevata abbondanza di specie batteriche tipicamente arricchite nel Parkinson. Quattro di questi individui presentavano i livelli più elevati dell’intera coorte studiata.
Anche tra i controlli sani privi di predisposizione genetica, circa il 20% presentava un microbioma intestinale simile a quello dei pazienti con Parkinson. Questi soggetti mostravano più frequentemente depressione, ansia, disfunzione autonomica, costipazione e abitudini alimentari meno salutari rispetto agli altri controlli sani.
Gli autori hanno inoltre sviluppato un punteggio denominato “Parkinson’s Disease Microbiome Score-16” basato su 16 specie batteriche associate alla malattia. Il punteggio si è dimostrato in grado di identificare individui sani con caratteristiche cliniche più vicine a quelle osservate nei pazienti con Parkinson conclamato.
Dal punto di vista funzionale, il microbioma dei pazienti con Parkinson mostrava alterazioni nei pathway metabolici coinvolti nel metabolismo di neurotrasmettitori come dopamina, acetilcolina e GABA, oltre a modifiche dei processi di degradazione proteica e fermentazione dei carboidrati.
Le alterazioni microbiotiche osservate nello studio sono state successivamente validate in tre coorti indipendenti provenienti da Stati Uniti, Turchia e Corea, suggerendo che tali caratteristiche siano riproducibili in popolazioni geograficamente differenti.
Secondo i ricercatori, i dati supportano l’ipotesi che il microbioma intestinale possa modificarsi progressivamente durante l’evoluzione verso il Parkinson conclamato e che specifici profili batterici possano rappresentare marcatori precoci di rischio neurodegenerativo.