Farmaci
Diabete
14/04/2026

Farmaci antiobesità, variabilità genetica e segnali su carenze nutrizionali

Due studi forniscono nuovi elementi sull’impatto dei farmaci antiobesità analoghi del Glp-1. La gestione clinica richiede sempre più un approccio personalizzato

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I nuovi farmaci antiobesità continuano a dimostrare efficacia nella perdita di peso, ma emergono evidenze che ne chiariscono meglio limiti, variabilità di risposta e possibili effetti collaterali sul piano nutrizionale. Due studi recenti, uno pubblicato su Nature e uno realizzato in Italia in real world, indicano infatti che la risposta ai trattamenti non è uniforme e che la gestione clinica richiede sempre più un approccio personalizzato accompagnato da un counseling nutrizionale

Genetica spiega variabilità di risposta e di effetti collaterali

Il primo studio, condotto su quasi 28 mila persone e pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha evidenziato che i cosiddetti Glp-1 non funzionano allo stesso modo in tutti i pazienti sia nella perdita di peso sia per gli effetti collaterali.

Lo studio ha analizzato i dati di utilizzatori di farmaci analoghi del recettore Glp-1, evidenziando il ruolo della genetica nel determinare l’efficacia della terapia e la comparsa di effetti indesiderati.

I ricercatori hanno individuato una variante del gene del recettore Glp-1 (Glp1 rs10305420) associata a una maggiore perdita di peso: i soggetti portatori di questa variante mostravano una riduzione aggiuntiva di circa 760 grammi per ogni copia del gene posseduta. Un’altra variante genetica, relativa al recettore del polipeptide inibitorio gastrico (GIPR rs1800437), risultava invece associata a una maggiore probabilità di effetti collaterali gastrointestinali, come nausea e vomito, senza influire sull’entità del dimagrimento.

Secondo gli autori, la genetica è solo una parte del quadro, perché differenze di risposta sono state osservate anche in relazione a età, sesso e origine etnica. Come sottolinea Ruth J. F. Loos, del Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research dell’Università di Copenaghen, “i fattori genetici e non genetici, insieme, hanno spiegato circa il 25% della variazione nelle risposte alla perdita di peso ai farmaci a base di Glp-1”, mentre resta ancora da chiarire la quota restante.

La comprensione di questi meccanismi, evidenziano i ricercatori, sarà fondamentale per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate e per selezionare i pazienti che possono trarre maggiore beneficio dal trattamento.

Rischio di deficit nutrizionali

Accanto ai dati sull’efficacia, emergono anche segnali che riguardano la gestione clinica nel lungo periodo. In questo caso si tratta di uno studio italiano, segnalato oggi da Repubblica, realizzato dall’Irccs Ospedale San Raffaele e dall’Università Vita-Salute di Milano in collaborazione con il gruppo Robin Health che sarà presentato al prossimo Congresso europeo sull’obesità (Eco).

Lo studio ha analizzato l’uso dei farmaci semaglutide e tirzepatide nella vita reale evidenziando una tendenza significativa a ridurre l’assunzione di cibo e a saltare i pasti tra le persone in terapia farmacologica. In particolare, il 31% dei pazienti che assumevano questi farmaci saltava la colazione (contro il 16% di chi non li utilizzava), il 31% il pranzo (contro il 18%) e il 40% la cena (contro il 30%).

Questa riduzione dell’introito alimentare si traduce in un rischio concreto di carenze nutrizionali, soprattutto di proteine. L’88% del campione analizzato presentava infatti un apporto proteico inferiore ai livelli raccomandati dai Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia), pari a 0,9 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.

Gli autori spiegano che non migliora la qualità della dieta di partenza, ma “ci si limita a mangiare meno”. Da qui il rischio di perdita di massa muscolare, segnalato dagli esperti, soprattutto nelle persone più anziane, con possibili ripercussioni sullo stato di salute generale e sul processo di invecchiamento in quanto, spiegano “l’apporto proteico con l’età deve aumentare e non diminuire” e questo richiede programmi nutrizionali personalizzati.

Fonte:

https://www.nature.com/articles/s41586-026-10330-z 

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