Tavapadon, agonista selettivo dei recettori dopaminergici D1/D5, migliora il tempo di controllo motorio nei pazienti con malattia di Parkinson in trattamento con levodopa. È quanto emerge dallo studio TEMPO-3, trial randomizzato di fase 3 pubblicato online il 20 marzo 2026 su JAMA Neurology.
Lo studio, condotto tra settembre 2020 e febbraio 2024 in 148 centri di 14 Paesi, ha coinvolto 507 pazienti con età media di 64,9 anni e una durata media di malattia di 6,7 anni, tutti in trattamento stabile con levodopa e con fluttuazioni motorie. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere tavapadon (5–15 mg una volta al giorno) o placebo in aggiunta alla terapia standard per 27 settimane.
L’endpoint primario, rappresentato dall’aumento del tempo “on” giornaliero senza discinesie problematiche, è risultato significativamente maggiore nel gruppo tavapadon rispetto al placebo. L’incremento medio è stato di 1,70 ore contro 0,60 ore, con una differenza di 1,10 ore.
Parallelamente, il tempo “off” giornaliero si è ridotto in modo significativo: −1,88 ore con tavapadon rispetto a −0,93 ore con placebo, con una differenza di −0,94 ore. Il beneficio è emerso già dalle prime settimane ed è stato mantenuto fino al termine dello studio.
Miglioramenti significativi sono stati osservati anche nei punteggi della scala MDS-UPDRS, sia per le attività della vita quotidiana (parte II) sia per la funzione motoria (parte III), confermando un effetto clinico rilevante.
Sul piano della sicurezza, eventi avversi sono stati più frequenti con tavapadon (71,7% vs 55,1%), ma nella maggior parte dei casi non gravi e di entità lieve o moderata. Gli eventi più comuni sono stati nausea (14,3%), discinesia (10,0%) e vertigini (7,6%). Le interruzioni del trattamento per eventi avversi sono risultate più frequenti nel gruppo attivo (17,1% vs 9,1%).
Non sono emerse differenze rilevanti rispetto al placebo per disturbi del controllo degli impulsi o sonnolenza, eventi tipicamente associati agli agonisti dopaminergici D2/D3.
Secondo gli autori, tavapadon rappresenta una possibile opzione aggiuntiva per la gestione delle fluttuazioni motorie nella malattia di Parkinson, con somministrazione una volta al giorno e un profilo di tollerabilità considerato accettabile.
Fonte: JAMA Neurology, Fernandez HH et al., 2026.