Titoli elevati e persistenti di anticorpi contro EBNA-1 del virus Epstein-Barr possono aiutare a distinguere la sclerosi multipla (SM) da altre malattie neuroinfiammatorie. È quanto emerge da uno studio multicentrico caso-controllo pubblicato su JAMA Neurology.
La ricerca ha analizzato campioni plasmatici di 2.091 pazienti con malattie neuroinfiammatorie e 1.976 controlli sani, raccolti tra il 2001 e il 2023 in Austria, Germania e Stati Uniti. I pazienti erano affetti da SM, malattia associata ad anticorpi anti-MOG (MOGAD) o disturbo dello spettro della neuromielite ottica (NMOSD). L’analisi ha incluso una coorte di test e una di validazione, con follow-up fino a due anni.
L’endpoint principale era la capacità diagnostica dei livelli persistenti di anticorpi IgG contro il peptide EBNA-1, misurati in quattro momenti temporali.
Nella coorte di test, il 96,2% dei pazienti con SM ha mostrato titoli elevati in almeno due dei quattro campioni, rispetto al 7,7% dei pazienti con MOGAD e al 18,0% dei pazienti con NMOSD. Anche nella coorte di validazione i risultati sono risultati sovrapponibili: titoli elevati nel 95,1% dei pazienti con SM contro circa il 17% nei gruppi di confronto.
Particolarmente rilevante il dato nei pazienti con NMOSD sieronegativi per anticorpi anti-AQP4: solo l’11,1% presentava livelli elevati di anticorpi EBNA-1, rispetto al 96,7% dei pazienti con SM.
Secondo gli autori, la presenza persistente di alti livelli di anticorpi EBNA-1 rappresenta un potenziale biomarcatore affidabile per la diagnosi differenziale tra SM, MOGAD e NMOSD, soprattutto nei casi sieronegativi o con caratteristiche cliniche sovrapposte.
Fonte: JAMA Neurology, Vietzen H et al., 2026.