Il prednisolone a basso dosaggio una volta al giorno è risultato non inferiore all’idrocortisone e associato a differenze favorevoli su alcuni parametri metabolici nei pazienti con insufficienza surrenalica. È quanto emerge da un trial clinico pubblicato su JAMA Network Open, che contribuisce al confronto tra regimi di terapia sostitutiva con glucocorticoidi.
I pazienti con insufficienza surrenalica, sia primaria sia secondaria, necessitano di terapia sostitutiva per tutta la vita. L’idrocortisone a dosi frazionate rappresenta lo standard di cura, ma le somministrazioni multiple quotidiane possono ridurre l’aderenza terapeutica. Il prednisolone una volta al giorno è un’alternativa già utilizzata nella pratica clinica, finora con limitate evidenze di confronto diretto.
Lo studio, condotto tra il 2019 e il 2023, ha arruolato 46 adulti con diagnosi di insufficienza surrenalica. Il disegno crossover prevedeva che ciascun partecipante ricevesse entrambi i trattamenti: idrocortisone tre volte al giorno e prednisolone 2–5 mg una volta al giorno, con placebo per mantenere il cieco, in due fasi di 4 mesi.
L’endpoint primario era il turnover osseo, valutato tramite marcatori biochimici. Il prednisolone è stato associato a un rallentamento del rimodellamento osseo rispetto all’idrocortisone. I livelli di osteocalcina e i marcatori di riassorbimento osseo sono risultati inferiori durante la fase con prednisolone.
Sul piano metabolico, i partecipanti hanno registrato una riduzione media di quasi 2 kg di peso corporeo con prednisolone rispetto all’idrocortisone. La riduzione è stata accompagnata da miglioramenti del BMI, della circonferenza vita e del controllo glicemico, misurato mediante HbA1c, indicando un profilo metabolico più favorevole.
Non sono emerse differenze significative nella qualità di vita percepita, valutata con strumenti generici e specifici per la malattia, né nel profilo di sicurezza complessivo tra i due trattamenti.
I risultati indicano che il prednisolone una volta al giorno rappresenta un’alternativa praticabile all’idrocortisone frazionato, con possibili vantaggi in termini di semplificazione del regime terapeutico e aderenza. Il rallentamento del turnover osseo potrebbe avere implicazioni sul rischio di osteoporosi, ma sono necessari studi con follow-up più lungo per valutarne l’impatto clinico su fratture, eventi cardiovascolari e mortalità.