Monitorare la morbilità materna grave (SMM, severe maternal morbidity) esclusivamente durante il travaglio e il parto significa perdere oltre il 40% dei casi. È la principale evidenza di uno studio di coorte longitudinale pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, che ha esteso la finestra di sorveglianza dal concepimento fino a 6 settimane dopo il parto, in linea con le indicazioni dell'OMS.
Lo studio ha analizzato tutti i parti avvenuti in Ontario (Canada) a partire dalla 20ª settimana di gestazione, tra aprile 2012 e marzo 2021, utilizzando dati amministrativi e clinici dell'istituto ICES, per un totale di quasi 1,1 milioni di nascite.
Estendendo il periodo di monitoraggio dal concepimento fino a sei settimane dopo il parto, è emerso che oltre il 40% dei casi di grave morbilità materna veniva precedentemente non rilevato con il monitoraggio tradizionale, che si concentra solo sul travaglio e sul parto.
Il tasso complessivo di SMM rilevato con questa metodologia è risultato di 27,24 casi per 1.000 nati, corrispondente a circa 10.000 donne che sviluppano complicanze materne gravi ogni anno in Canada. La distribuzione per periodo mostra che il 55% degli eventi si verificava durante il travaglio e il parto, il 29% nel postpartum e il 16% nel periodo prenatale. Il 19% delle donne con SMM si era presentato al pronto soccorso, prevalentemente nelle fasi pre e postnatali.
Le complicanze più frequenti in assoluto sono state emorragia grave, preeclampsia severa e sepsi; appendicite acuta e sepsi erano le più comuni, rispettivamente, nel periodo prenatale e in quello postpartum. I fattori di rischio variavano in base alla fase: durante il travaglio e il postpartum il rischio era più elevato alle età estreme della vita riproduttiva, mentre le complicanze prenatali erano particolarmente frequenti nelle donne tra i 15 e i 24 anni. Il diabete di tipo 1 risultava il fattore associato più fortemente alla SMM prenatale. Tra i determinanti comuni a tutti i periodi figurano la prima gravidanza, le comorbilità preesistenti, la gravidanza multipla, lo status di immigrata, il basso reddito, la residenza in zone rurali e periferiche e l'uso di sostanze in gravidanza.
«Le complicanze materne gravi non sono solo un problema della sala parto: si verificano durante tutta la gravidanza e dopo il parto, e molte si manifestano per la prima volta al pronto soccorso piuttosto che in un reparto ostetrico», ha sottolineato l'autrice Giulia Muraca della McMaster University. «Migliorare la sicurezza materna richiede un approccio di sistema, che coinvolga il pronto soccorso, la medicina generale, i team ostetrici e il follow-up postpartum.»
Per il contesto italiano, dove il follow-up postpartum strutturato resta ancora disomogeneo tra le diverse realtà regionali, lo studio offre un argomento solido a favore di un modello di presa in carico continuativa che identifichi precocemente le donne con fattori di rischio spostando il monitoraggio già in epoca prenatale.
Migliorare la sicurezza materna richiede un approccio sistemico che coinvolga la medicina d'urgenza, le cure primarie, i team ostetrici e le équipe di assistenza postparto.