Clinica
Ginecologia
02/04/2026

Tumore ovarico, individuato meccanismo di resistenza alla chemioterapia. Lo studio

Uno studio italiano pubblicato svela il ruolo inaspettato di un recettore coinvolto nell'uso routinario di farmaci antitumorali. Le cellule dormienti potrebbero spiegare le recidive

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Un meccanismo molecolare capace di indurre le cellule tumorali ovariche a sopravvivere alla chemioterapia per poi riattivarsi successivamente dando origine a recidiva: è quanto ha identificato un gruppo di ricercatori dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli" e dell'Istituto di Genetica e Biofisica "A. Buzzati-Traverso" del CNR di Napoli, con uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Cancer.

L'HGOC è la neoplasia ginecologica con la prognosi più sfavorevole: nonostante i progressi terapeutici, la maggior parte delle pazienti va incontro a recidive, nella maggior parte dei casi per comparsa di resistenza ai farmaci. Comprendere i meccanismi molecolari alla base di questa resistenza è pertanto un obiettivo prioritario nella ricerca oncologica.

Al centro della scoperta c'è il recettore dei glucocorticoidi (GR), una molecola che normalmente media l'azione di farmaci comunemente somministrati durante la chemioterapia — come il cortisone e analoghi — per prevenire reazioni di ipersensibilità e ridurre la tossicità dei trattamenti. Finora il suo impatto sulla progressione tumorale restava però poco chiaro. Il lavoro, coordinato da Gilda Cobellis del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'Università Vanvitelli e da Gabriella Minchiotti del CNR-IGB, chiarisce ora questo ruolo con dati ottenuti in colture cellulari tridimensionali, che riproducono più fedelmente l'ambiente tumorale rispetto ai modelli convenzionali in monostrato.

I dati raccolti mostrano che l'attivazione del GR è in grado di regolare diversi processi chiave della progressione del carcinoma ovarico di alto grado (HGOC): la transizione epitelio-mesenchimale, l'eterogeneità cellulare, la capacità migratoria delle cellule neoplastiche e la resistenza al cisplatino. L'effetto complessivo si traduce in una progressiva resistenza alla chemioterapia e in una riduzione significativa della sopravvivenza.

Il meccanismo centrale è quello della dormienza cellulare: l'attivazione del recettore può indurre le cellule tumorali in uno stato di proliferazione lenta ma reversibile, caratterizzato da ridotta sintesi proteica, riprogrammazione metabolica e attivazione di vie di risposta allo stress cellulare. Piccoli gruppi di cellule in questo stato dormiente sopravvivono ai trattamenti e si riattivano successivamente, riprendendo il ciclo di proliferazione. Come sottolinea Eduardo Jorge Patriarca, ricercatore del CNR-IGB e coautore del lavoro, questa dinamica suggerisce una stretta connessione tra la plasticità tumorale e i segnali provenienti dal microambiente neoplastico. I dati dovranno ora essere validati in ulteriori studi preclinici e clinici prima di poter essere tradotti in applicazioni cliniche.

I risultati dello studio aprono nuove prospettive in questa direzione, suggerendo che la modulazione del recettore dei glucocorticoidi potrebbe rappresentare un bersaglio terapeutico da esplorare per migliorare l'efficacia delle cure.

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