L’endometriosi può richiedere fino a otto anni per una diagnosi corretta, con conseguenze sulla fertilità e sulla qualità di vita. È quanto evidenzia la Società italiana della riproduzione umana (SIRU) in occasione della Giornata mondiale dell’endometriosi.
La patologia colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva e interessa oltre 3 milioni di persone in Italia. Nel 30-40% dei casi è associata a problemi di fertilità.
Secondo SIRU, il principale nodo resta il ritardo diagnostico. «Il vero problema oggi non è solo la malattia in sé, ma il tempo che passa prima di riconoscerla», afferma Antonino Guglielmino, fondatore della società. «Un ritardo che può compromettere significativamente la fertilità e la qualità di vita delle pazienti».
Negli ultimi anni è cambiato il quadro clinico. «Endometriosi non significa più rinunciare alla maternità», sottolinea Edgardo Somigliana, direttore del Pronto soccorso ostetrico-ginecologico e PMA del Policlinico di Milano. «Grazie ai progressi della medicina della riproduzione, possiamo offrire percorsi personalizzati ed efficaci, ma è fondamentale intervenire precocemente».
Le tecniche di procreazione medicalmente assistita consentono di superare parte delle barriere fisiche e dei processi infiammatori associati alla malattia, aumentando le probabilità di concepimento. Le evidenze più recenti, secondo quanto riportato, confermano l’efficacia della PMA nel trattamento dell’infertilità associata all’endometriosi, anche in assenza di intervento chirurgico.
In casi selezionati è possibile ricorrere a strategie di preservazione della fertilità, come la crioconservazione dei gameti, prima di eventuali interventi chirurgici a carico delle ovaie.
L’endometriosi viene descritta come una condizione complessa che può coinvolgere più organi e avere un impatto anche sul benessere psicologico. Gli specialisti indicano la necessità di un approccio integrato che coinvolga diverse figure, dai ginecologi agli specialisti della fertilità, fino a nutrizionisti e psicologi, con riferimento a centri dedicati e percorsi diagnostico-terapeutici regionali.
Secondo SIRU, la scarsa consapevolezza resta uno degli ostacoli principali. Il dolore mestruale intenso è spesso normalizzato, contribuendo a ritardare la diagnosi.
Attualmente non esiste una cura definitiva per l’endometriosi. Sono disponibili diverse opzioni terapeutiche per il controllo dei sintomi, tra cui trattamenti ormonali e, nei casi selezionati, l’intervento chirurgico per la rimozione delle lesioni.