Clinica
Chirurgia
25/03/2026

Latarjet Artroscopica

La chirurgia di spalla ha registrato negli ultimi anni un’evoluzione significativa, in termini di ricerca, evoluzione delle tecniche diagnostiche e chirurgiche con la diffusione di procedure sempre più accurate e meno invasive

Foto chirurgia trapianto

La chirurgia di spalla ha registrato negli ultimi anni un’evoluzione significativa, in termini di ricerca, evoluzione delle tecniche diagnostiche e chirurgiche con la diffusione di procedure sempre più accurate e meno invasive. In questo contesto, la storia dell’evoluzione dell’intervento chirurgico di Latarjet è uno degli esempi più interessanti.

Descritto originariamente nel 1954 come tecnica open, è ancora attualmente considerato il “gold standard” nel trattamento dell’instabilità antero-inferiore recidivante nei pazienti con deficit osseo significativo ed in quelli coinvolti in sport da contatto. Prevede l’osteotomia e la successiva trasposizione di un frammento della coracoide sulla glena, attraverso uno split orizzontale del sottoscapolare, con fissazione con una o due viti cannulate. I risultati riportati in Letteratura appaiono ottimi, anche nei follow-up a più lungo termine.

Come il trattamento della patologia della cuffia dei rotatori, un tempo di pertinenza esclusiva della sola chirurgia open, ha registrato ottimi risultati anche con metodiche mini-invasive, ugualmente anche il trattamento dell’instabilità sembra ripercorre questa strada grazie ai notevoli progressi in ambito diagnostico e chirurgico.

Laurent Lafosse nel 2007 ha per primo sviluppato e proposto l’intervento di Latarjet in artroscopia, al fine di legare agli ottimi risultati della tecnica originale gli indubbi vantaggi che l’artroscopia è in grado di fornire: minore invasività, maggiore accuratezza nel posizionamento del graft, più facile identificazione e trattamento delle patologie associate (SLAP, lesioni del labbro posteriore, lesioni di cuffia), ridotto rischio di rigidità post-operatoria, minor dolore, migliore cosmesi, precoce mobilizzazione e tempi di recupero più rapidi. La tecnica descritta prevede l’utilizzo di 7 portali artroscopici ed uno strumentario dedicato con paziente in posizione beach-chair.

I risultati riportati in Letteratura appaiano ottimi: un decorso iniziale meno doloroso, un rischio di recidiva (0,3-4,8%) e complicanze (rotture del graft, pseudoartrosi, infezioni) comparabili alla tecnica tradizionale ed una percentuale di guarigione dell’innesto del 93% allo studio TC ad 1 anno.

L’entusiasmo per questa nuova metodica si è inoltre accompagnato alla diffusione di ulteriori varianti di tecnica artroscopica, in particolare con l’utilizzo di sistemi di fissazione alternativi (bottoni corticali e fili ad alta resistenza), con l’obiettivo di ottenere una fissazione ancora più accurata e stabile della coracoide riducendo le complicanze legate all’hardware (Fig.1).

L’arthro-Latarjet appare a nostro avviso come la naturale evoluzione dell’intervento tradizionale, coniugando all’efficacia della tecnica originale i vantaggi dell’artroscopia e consente di coniugare ai buoni risultati preliminari, l’incredibile opportunità per il chirurgo di migliorare le proprie abilità e conoscenze.

Si tratta di una tecnica standardizzata e quindi riproducibile ma adatta solo a chirurghi esperti di artroscopia e chirurgica della spalla e che implica necessariamente un’adeguata fase di apprendimento.

Bibliografia:

• Lafosse L, Boyle S. Arthroscopic Latarjet procedure J Shoulder Elbow Surg. 19, 2-12. 2010

• Cerciello S, Corona K, Morris BJ, Santagada DA, Maccauro G. Early Outcomes and Perioperative Complications of the Arthroscopic Latarjet Procedure: Systematic Review and Meta-analysis. Am J Sports Med. Jul;47(9):2232-2241.2019


Massimo De Benedetto

Casa di Cura villa Verde, Fermo

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