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13/03/2026

Psilocibina per smettere di fumare, risultati migliori dei cerotti alla nicotina. Lo studio su Jama

In un trial randomizzato pilota la psilocibina associata a terapia cognitivo-comportamentale ha mostrato tassi di cessazione del fumo superiori alla terapia sostitutiva con nicotina a sei mesi

fumo sigaretta

Una singola dose elevata di psilocibina, somministrata nel contesto di un percorso psicoterapeutico strutturato, potrebbe essere più efficace dei cerotti alla nicotina nel favorire la cessazione del fumo. È quanto emerge da uno studio randomizzato pilota pubblicato su JAMA Network Open, condotto da ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine.

Nel trial, la psilocibina è stata associata a terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per la cessazione del fumo e confrontata con la terapia sostitutiva con nicotina. A sei mesi, il 40,5% dei partecipanti trattati con psilocibina risultava astinente dal fumo, contro il 10% dei partecipanti trattati con cerotti alla nicotina.

Lo studio ha coinvolto 82 fumatori adulti, con età media di 47,6 anni e una media di 15,7 sigarette al giorno. I partecipanti avevano tentato di smettere di fumare almeno sei volte in precedenza. Tutti hanno seguito un programma di 13 settimane di terapia cognitivo-comportamentale, con randomizzazione al trattamento con psilocibina o con cerotti alla nicotina.

La psilocibina è stata somministrata in una singola dose di 30 mg per 70 kg di peso corporeo, durante una sessione guidata in ambiente controllato. Durante la sessione i partecipanti restavano sdraiati, con mascherina sugli occhi e musica in cuffia, invitati a concentrarsi sull’esperienza interiore.

Secondo gli autori, il trattamento non ha mostrato particolari criticità sul piano della sicurezza. Non sono stati registrati eventi avversi gravi. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati aumenti transitori della pressione arteriosa, nausea e cefalea.

I ricercatori ipotizzano che la psilocibina possa facilitare il processo psicoterapeutico aumentando temporaneamente la “flessibilità mentale”, permettendo ai pazienti di riformulare il rapporto con la dipendenza. Questo cambiamento di prospettiva, spiegano gli autori, potrebbe contribuire a mantenere l’astinenza anche dopo la fase acuta dell’esperienza psichedelica.

Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano che si tratta di uno studio pilota con campione limitato e che saranno necessari studi più ampi per confermare efficacia e sicurezza. Il trial presenta inoltre alcuni limiti, tra cui l’assenza di cecità e una scarsa diversità della popolazione arruolata.

La psilocibina resta inoltre una sostanza classificata negli Stati Uniti tra quelle senza uso medico riconosciuto, e il suo utilizzo terapeutico è attualmente limitato alla ricerca clinica. Studi precedenti avevano già suggerito un possibile ruolo degli psichedelici nel trattamento delle dipendenze, con risultati preliminari incoraggianti quando associati a interventi psicoterapeutici strutturati.

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