Un’alterazione delle risposte immunitarie innate nel sistema nervoso centrale potrebbe contribuire alla progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e rappresentare un possibile bersaglio terapeutico. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Brain, che ha analizzato l’attivazione della via dell’interferone di tipo I in pazienti con diverse forme genetiche e sporadiche della malattia.
Il lavoro, coordinato da Valeria Gerbino e colleghi, ha esaminato campioni di tessuto del sistema nervoso centrale provenienti da 36 persone con Sla e da 12 controlli deceduti per cause non neurologiche. Tra i pazienti erano presenti forme sporadiche (18 casi) e forme genetiche associate a mutazioni C9orf72 (11 casi) e SOD1 (5 casi).
L’analisi trascrittomica mirata ha evidenziato una attivazione marcata dei geni stimolati dall’interferone (ISG) nel tessuto nervoso dei pazienti con Sla. Le firme molecolari risultano diverse a seconda del genotipo e correlate con la progressione clinica della malattia.
In particolare:
• nei pazienti con Sla associata a espansione C9orf72 è stata osservata una maggiore espressione dei geni ISG
• livelli più elevati di questi geni sono risultati associati a durata di malattia più breve
• sei geni interferon-dipendenti hanno mostrato una correlazione con progressione più aggressiva, indicata da una minore età alla morte.
Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che l’attivazione della via dell’interferone rappresenti una componente rilevante della patogenesi della Sla.
Per valutare il ruolo funzionale di questo pathway, i ricercatori hanno testato un inibitore della via dell’interferone in un modello murino di Sla.
Il trattamento ha determinato:
• riduzione dei marcatori della risposta interferonica
• ritardo della progressione della malattia
• miglioramento della funzione motoria
• prolungamento della sopravvivenza negli animali.
Secondo gli autori, l’inibizione della segnalazione dell’interferone potrebbe rappresentare una strategia terapeutica promettente, soprattutto nelle forme genetiche di malattia.
La Sla è una malattia rara e neurodegenerativa, con un’incidenza stimata tra 1 e 2 casi ogni 100.000 persone all’anno. Il tema è stato al centro anche della recente Giornata mondiale delle malattie rare (Rare Disease Day), promossa da UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare, che richiama l’attenzione sulla necessità di accelerare ricerca, diagnosi e sviluppo di nuove terapie per patologie con limitate opzioni terapeutiche.
Lo studio pubblicato su Brain aggiunge nuovi elementi alla comprensione dei meccanismi immunitari coinvolti nella Sla e indica la via dell’interferone come possibile nuovo bersaglio farmacologico da esplorare negli studi clinici futuri.