L'Italia si conferma il Paese dell'Unione Europea con l'età media più alta alla nascita del primo figlio: 31,9 anni nel 2024, contro una media UE di 29,9. È quanto emerge dall'ultimo rapporto Eurostat, pubblicato il 9 marzo 2026, che fotografa un continente e un’Italia sempre più alle prese con un inverno demografico strutturale.
Nel 2024 nell'Unione Europea sono nati 3,55 milioni di bambini, il 3,3% in meno rispetto ai 3,67 milioni del 2023. Il tasso di natalità lordo si è attestato a 7,9 nati ogni mille abitanti, praticamente dimezzato rispetto al 16,4 del 1970. Il tasso di fertilità totale nei 24 paesi UE monitorati è sceso a 1,34 figli per donna, il valore più basso registrato dal 2001. Nessun paese si avvicina alla soglia di 2,1, considerata necessaria per garantire il ricambio generazionale in assenza di flussi migratori. In fondo alla classifica per fecondità si trovano Malta (1,01), Spagna (1,10), Lituania (1,11) e Polonia (1,14). L'Italia, con 1,18, è quinta da ultimo. I valori più alti si registrano in Bulgaria (1,72), Francia (1,61) e Slovenia (1,52), unico paese ad aver fatto segnare una crescita rispetto al 2023.
Sul fronte dell'età materna, il range europeo va dai 26,9 anni della Bulgaria ai 31,9 dell'Italia, con il Lussemburgo secondo a 31,6. Un primato italiano che non è nuovo: dal 2013 al 2024 l'età media al primo figlio nell'UE è passata da 28,8 a 29,9 anni, con l'Italia costantemente in testa alla classifica. Il 2024 ha segnato peraltro un dato inedito: per la prima volta la fascia 30-35 anni ha registrato il tasso di fertilità più alto in assoluto, superando le under 30. Le donne italiane, sottolineano i demografi, sono anche tra quelle con la quota più alta in Europa di prime maternità oltre i 40 anni.
Sul fronte dell'età materna, il primato italiano non è una novità: dal 2013 al 2024 l'età media al primo figlio nell'UE è passata da 28,8 a 29,9 anni, con l'Italia costantemente in testa. I dati Istat restituiscono un quadro articolato anche a livello territoriale: l'età media al parto è più alta nel Centro e nel Nord, rispettivamente 33,0 e 32,7 anni, contro 32,3 anni del Mezzogiorno. Il primato della posticipazione spetta al Lazio, con 33,3 anni, seguito da Sardegna, Basilicata e Molise. Le madri più giovani d'Italia risiedono in Sicilia, con una media di 31,7 anni, stessa regione che insieme alla Campania registra i tassi di fecondità più alti del Paese. La Sardegna si conferma invece la regione con la fecondità più bassa, con 0,91 figli per donna nel 2024.
A fronte di una natalità interna in calo, cresce il contributo delle madri nate all'estero: nel 2024 il 24% delle nascite nell'UE è avvenuto da donne di origine straniera. In Italia la quota si attesta al 22%, con una popolazione straniera che conta 5,4 milioni di persone, il 9,2% del totale.
Un dato che emerge con chiarezza è la stretta correlazione tra posticipazione e calo della fecondità: più si ritarda la prima maternità, più si restringe l'arco temporale disponibile per realizzare i progetti familiari. Le stime provvisorie dei primi sette mesi del 2025 indicano un ulteriore peggioramento, con una media di 1,13 figli per donna. I cali più intensi si registrano al Centro (-7,8%) e nel Mezzogiorno (-7,2%), mentre fanno eccezione Valle d'Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano, uniche aree in controtendenza.
Sul piano sanitario, la tendenza a posticipare la prima gravidanza ha implicazioni cliniche dirette e crescenti. L'età materna avanzata è associata a un aumento del rischio di anomalie cromosomiche fetali, diabete gestazionale, ipertensione in gravidanza e complicanze ostetriche. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita cresce progressivamente con l'età, arrivando al 19,7% nelle madri con più di 40 anni, con una quota di parti cesarei nelle gravidanze PMA che supera il 49%. A questo si aggiunge una variabilità territoriale marcata nell'accesso all'assistenza: il 10% delle donne con titolo di studio elementare o senza alcun titolo effettua la prima visita ostetrica tardivamente, contro il 3% delle donne con scolarità alta. Una traiettoria demografica che pone sfide crescenti non solo ai sistemi di welfare, ma all'intera organizzazione dei servizi di medicina riproduttiva e di follow-up materno-fetale.