Una revisione sistematica, pubblicata su JAMA Internal Medicine, degli studi clinici sul tema ha dimostrato che le donne perdono più peso rispetto agli uomini quando assumono agonisti del recettore GLP-1.
Dati precedenti avevano già suggerito che alcuni gruppi di pazienti, uomini inclusi, potessero trarre meno beneficio sulla perdita di peso rispetto ad altri durante l’utilizzo degli agonisti dei GLP-1 (GLP1-RA), come semaglutide, tirzepatide o liraglutide; tuttavia, non era chiarito quali fossero i principale fattori che ne modificassero l’efficacia, il che ha portato il team di ricerca a verificare se fattori specifici del paziente mediassero questi risultati.
Per quantificare l'eterogeneità degli effetti del trattamento, il team ha analizzato articoli da MEDLINE, Embase e il Cochrane Central Register of Controlled Trials pubblicati fino a luglio 2024. La meta-analisi ha incluso 41 articoli che rappresentano 64 trial randomizzati, con periodi di follow-up compresi tra 12 e 144 settimane, quasi tutti finanziati dall'industria. Tra i 48 trial caratterizzabili singolarmente, la maggior parte riguardava semaglutide; gli altri includevano dulaglutide, liraglutide, exenatide e le combinazioni insulina degludec/liraglutide e insulina glargine/lixisenatide. L'eterogeneità del trattamento è stata valutata più spesso usando il BMI basale (75% dei trial), l'HbA1c (50%) e l'età (43,8%), e meno frequentemente etnia (25%), razza (22,9%) o sesso (20,8%) — proprio la variabile che si è rivelata la più discriminante. Tirzepatide, il farmaco dimagrante più efficace contenente un agente GLP-1 ad oggi in commercio, è stato escluso dall'analisi in quanto doppio agonista GIP/GLP-1.
Tra i sei trial che hanno analizzato gli outcome per sesso su quasi 20.000 partecipanti, le donne hanno perso in media il 10,88% del peso corporeo iniziale con un GLP-1, contro il 6,8% degli uomini. Al di là del sesso, l'efficacia dei GLP-1 sulla perdita di peso è risultata sostanzialmente omogenea negli altri sottogruppi analizzati, inclusi quelli stratificati per etnia, età, BMI basale e HbA1c. Un risultato che gli autori definiscono rilevante proprio perché la domanda clinica di questi farmaci, costosi e molto diffusi, rende urgente capire se e quanto funzionino in modo diverso nelle varie categorie di pazienti.
Le ragioni della differenza tra i sessi non sono ancora del tutto chiarite. Secondo il co-autore Hemalkumar Mehta “Questi risultati potrebbero essere dovuti a diversi fattori, tra cui le interazioni sinergiche con gli estrogeni, le differenze nel modo in cui l'organismo femminile metabolizza il farmaco e il peso corporeo mediano inferiore nelle donne”. Lo studio non era però disegnato per quantificare eventuali differenze nella durata d'uso, anche se la natura dei trial randomizzati suggerisce che uomini e donne abbiano utilizzato i farmaci per periodi simili. "Saranno necessari ulteriori studi meccanicistici per identificare il percorso sottostante alla maggiore perdita di peso nelle donne rispetto agli uomini", ha concluso il ricercatore.