Il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale è obeso, contro il 10% della popolazione generale italiana; tra i 18 e i 34 anni la prevalenza è 13,7% rispetto al 5,5%. Sono i primi risultati della prima indagine sistematica sul rischio di obesità nelle persone con disturbi mentali promossa dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), presentati al Congresso nazionale di fine gennaio a Milano e diffusi in vista della Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo.
Lo studio ha coinvolto circa 2.000 utenti dei Servizi di salute mentale in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana e Puglia, confrontando i dati raccolti con quelli della popolazione generale rilevati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) attraverso il sistema di sorveglianza Passi 2023-2024.
“L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali”, spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti Sinpf. “Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale”.
Secondo Virginio Salvi, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Asst di Crema che ha condotto l’indagine, “l’impatto non è solo metabolico. Nelle persone con disturbi mentali l’obesità contribuisce in modo rilevante all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita”. Salvi ricorda che “chi soffre di gravi disturbi psichiatrici può avere un’aspettativa di vita ridotta di 10-20 anni, anche per l’aumentata mortalità cardio e cerebrovascolare”.
Le cause del legame tra obesità e disturbi mentali sono molteplici. “Se alcuni farmaci psicotropi possono favorire l’aumento di peso, un ruolo rilevante è giocato dalla sedentarietà, dalle difficoltà socioeconomiche e dall’alimentazione disregolata in risposta a emozioni negative”, spiega Salvi.
Per la Sinpf i dati indicano la necessità di “superare la frammentazione tra salute mentale e salute fisica”, prevedendo percorsi di cura integrati capaci di affrontare in modo congiunto rischio metabolico e disturbo psichiatrico.