“L’eccesso di tessuto adiposo non rappresenta soltanto un carico aggiuntivo sulle articolazioni, ma può contribuire ad alimentare l’infiammazione e a ridurre la risposta alle terapie”. È il messaggio della Società italiana di reumatologia (Sir) in vista della Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo.
“Di fronte a questi numeri è fondamentale ridefinire l’approccio terapeutico in reumatologia, tenendo conto della variabile peso che può interagire in diversi modi con le nostre malattie”, afferma Andrea Doria, presidente Sir, ricordando che “fino al 50% dei pazienti con artrite reumatoide e il 60% di quelli con artrite psoriasica presenta sovrappeso o obesità”.
“Il grasso non è solo un deposito energetico, bensì un organo metabolicamente attivo capace di produrre mediatori pro-infiammatori. E in malattie dove l’infiammazione è il cuore del problema, la gestione del peso diventa parte integrante della cura”, prosegue Doria.
“L’obesità è un fattore di rischio riconosciuto per alcune malattie reumatologiche, come l’artrosi, ed è coinvolta nella patogenesi dell’artropatia psoriasica; è inoltre un fattore complicante dell’artrite reumatoide”, aggiunge Roberto Felice Caporali, presidente eletto Sir. “Chi presenta una malattia reumatologica e ha anche un Bmi elevato, in genere, va incontro a una condizione più severa e risponde meno efficacemente ai farmaci”.
“La gestione del paziente reumatologico con obesità deve prevedere un approccio bimodale: da un lato il controllo dell’infiammazione con le terapie specifiche, dall’altro un intervento strutturato sul peso corporeo”, sottolinea Caporali. “Perdere peso non può più essere solo un elemento accessorio; deve diventare un preciso obiettivo di salute da raggiungere con un’adeguata strategia terapeutica”.
Sul fronte terapeutico, la Sir richiama anche “prime evidenze” sull’associazione tra terapia biologica e farmaci anti-obesità di nuova generazione. “Siamo ancora in una fase preliminare, ma i segnali sono interessanti”, precisa Caporali. “Ci vorranno studi più ampi, controllati e con un follow-up prolungato per capire quanto questo beneficio sia stabile nel tempo e in quali pazienti possa trovare una reale indicazione. Per ora, la priorità resta il controllo dell’infiammazione con le terapie consolidate e la riduzione del peso attraverso stili di vita corretti”.