Un ampio studio internazionale condotto nell'ambito del consorzio INTERCOVID, guidato dall'Università di Oxford e pubblicato su EClinicalMedicine, dimostra che la vaccinazione anti-Covid-19 in gravidanza riduce significativamente il rischio di preeclampsia, indipendentemente dall'avvenuta infezione da SARS-CoV-2. È la prima evidenza prospettica su larga scala su questo specifico endpoint ostetrico.
La ricerca ha analizzato i dati di 6.527 donne reclutate tra il 2020 e il 2022 in 40 centri ospedalieri distribuiti in 18 Paesi. Del totale, 3.753 erano non vaccinate e 2.774 vaccinate, di cui 848 con dose booster. Il centro capofila italiano è stato l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano: primo autore dello studio è il prof. Paolo Ivo Cavoretto, responsabile della Medicina Materno Fetale presso l'Unità di Ginecologia e Ostetricia diretta dal prof. Massimo Candiani, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all'Università Vita-Salute San Raffaele.
La preeclampsia — che colpisce tra il 3% e l'8% delle gravidanze a livello globale e rappresenta una delle principali cause di mortalità materna e neonatale — è sostenuta da un'alterazione della placentazione con disfunzione vascolare e stato infiammatorio diffuso. «Questi meccanismi sono gli stessi che si osservano nelle forme gravi di infezione da SARS-CoV-2», spiega Cavoretto. «L'infezione da Covid-19 scatena una tempesta citochinica infiammatoria che danneggia i vasi sanguigni, aggravando la vulnerabilità della placenta». La vaccinazione, modulando la risposta immunitaria e riducendo il danno endoteliale, potrebbe quindi esercitare un effetto protettivo anche sui meccanismi alla base della preeclampsia, al di là dello scudo contro il virus.
Dall'analisi emerge che l'infezione da Covid-19 in gravidanza è associata a un incremento del rischio di preeclampsia del 45%, che sale al 78% nelle donne non vaccinate. Sul versante protettivo, la vaccinazione con dose booster è associata a una riduzione del rischio complessivo di preeclampsia del 33%. Nelle gestanti con comorbilità preesistenti — ipertensione, diabete, tireopatie — la protezione raggiunge il 58%, proprio nella fascia di pazienti a maggiore vulnerabilità ostetrica. L'associazione benefica si mantiene significativa anche dopo aggiustamento per i principali fattori confondenti, suggerendo un effetto indipendente dalla semplice prevenzione dell'infezione. Le donne vaccinate mostrano inoltre una riduzione di circa il 30% ciascuno per parto pretermine, morbilità e mortalità materna e perinatale.
«Questo è il primo risultato prospettico su larga scala che dimostra come la vaccinazione anti-Covid, in particolare con dose booster, possa contribuire alla prevenzione della preeclampsia», sottolinea Cavoretto. «L'effetto protettivo è massimo nelle donne con comorbilità preesistenti, che sono proprio quelle a rischio più elevato». I ricercatori indicano che i risultati rafforzano la raccomandazione a sostenere e ampliare i programmi vaccinali nelle gravide, con attenzione alla copertura booster e all'equità di accesso globale.
«Lo studio conferma il valore dell'integrazione tra clinica e ricerca», conclude il prof. Candiani. «Essere protagonisti di una collaborazione internazionale di questa portata testimonia la rilevanza globale del nostro lavoro».