Nuovi dati collegano la vaccinazione contro l'herpes zoster a una riduzione del rischio di demenza, è quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications.
La demenza è considerata una crisi sanitaria globale che colpisce circa 57,4 milioni di persone nel mondo, cifra destinata a triplicare entro il 2050. La riattivazione del virus varicella-zoster (VZV) negli anziani sembra collegarsi a neuroinfiammazione e danno cerebrale, fattori scatenanti di Alzheimer e altre forme di demenza per cui la vaccinazione sembra poter essere una forma di prevenzione relativamente efficace.
I ricercatori hanno indagato l'associazione tra il vaccino ricombinante contro l'herpes zoster (RZV, "Shingrix") e il rischio di demenza in adulti ≥65 anni. Sono state prese in considerazione le cartelle cliniche di 65.800 anziani over 65 che avevano ricevuto due dosi di RZV tra aprile 2018 e dicembre 2020 confrontandole con 263.200 non vaccinati. Il follow-up medio di 3,4 anni è iniziato sei mesi dopo la vaccinazione per ridurre errori di classificazione dovuti a demenza preesistente.
L'endpoint primario era la demenza per tutte le cause; gli endpoint secondari includevano malattia di Alzheimer, demenza vascolare e deterioramento cognitivo lieve (MCI). Per controllare il bias del "vaccinato sano", i ricercatori hanno confrontato i destinatari di RZV con altri 65.800 individui vaccinati con Tdap (tetano-difterite-pertosse), garantendo gruppi similmente orientati alla salute.
I risultati indicano come due dosi di RZV fossero associate a un rischio di demenza inferiore del 51% rispetto a nessuna vaccinazione. I tassi di incidenza erano 10,74 per 1.000 persone-anno nei vaccinati vs 23,04 nei non vaccinati. I risultati mostravano rischi significativamente inferiori sia di malattia di Alzheimer che di demenza vascolare, rimanendo robusti dopo molteplici analisi di sensibilità.
Nel confronto diretto con la coorte Tdap, i destinatari di RZV mostravano ancora un rischio di demenza inferiore del 27% il che suggerisce che l'effetto non sia attribuibile a differenze comportamentali tra vaccinati e non vaccinati.
L'associazione era più forte nelle femmine che nei maschi) sebbene la base biologica della differenza di sesso rimanga poco chiara. RZV era anche associato a una riduzione del 16% del rischio di MCI e tra chi lo ha sviluppato, i vaccinati hanno sperimentato un tempo mediano più lungo alla progressione verso demenza, con un ritardo medio di circa 68 giorni.
Questo studio rappresenta il più ampio contributo che collega la vaccinazione contro l'herpes zoster alla riduzione del rischio di demenza, ma essendo osservazionale non può comunque stabilire causalità e meccanismi biologici alla base dell’associazione. Gli autori ipotizzano che la vaccinazione possa ridurre la riattivazione virale, che altrimenti potrebbe innescare neuroinfiammazione o danneggiare i vasi cerebrali, contribuendo al declino neurologico.
Seppur i dati dovrebbero essere interpretati come associazione che richiede conferma piuttosto che effetto neuroprotettivo dimostrato, la ricerca rafforza comunque il valore della vaccinazione e suggerisce che i benefici potrebbero estendersi oltre la prevenzione dell'herpes zoster e delle sue complicanze immediate, soprattutto in vista dell’aumentare della popolazione anziana e dell’incidenza della demenza.
Recombinant zoster vaccine is associated with a reduced risk of dementia | Nature Communications