Le persone con diabete di tipo 1 hanno ottenuto un controllo glicemico a lungo termine significativamente migliore quando i loro livelli sono stati monitorati in tempo reale da operatori sanitari, tramite un sensore sottocutaneo, e hanno ricevuto regolari consigli nella loro vita quotidiana. È quanto dimostrato in uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health - Europe.
Bilanciare la terapia insulinica nel diabete di tipo 1 e mantenersi il più vicino possibile ai livelli di glucosio normali può essere una sfida difficile. Molti pazienti adulti oggi dispongono di un monitor continuo del glucosio. Tuttavia, anche quando ricevono i loro livelli di glucosio in tempo reale capita spesso che i livelli glicemici non rimangano all'interno degli intervalli target stabiliti.
Questo recente studio ha valutato 117 pazienti con diabete di tipo 1 sottoposti a monitoraggio continuo della glicemia per almeno tre mesi prima dell'inizio dello studio. 59 hanno ricevuto un trattamento “intensivo” per cui, ogni qual volta i valori sforavano valori che potevano comportare un danno d’organo, i pazienti venivano contatti da un infermiere specializzato ed eventualmente rimandati a visita medica, mentre 58 hanno costituito un gruppo di controllo dove i dati rimanevano a disposizione del paziente che seguiva il protocollo standard con 2 visite nell’arco di 18 settimane di follow-up.
"Quando chiamavamo, spiegavamo cosa osservavamo, chiedevamo di cosa avessero bisogno, discutevamo cosa fosse stato difficile e come avessero cercato di risolverlo. I problemi erano spesso legati al dosaggio dell'insulina, alla dieta o all’esercizio fisico", ha spiegato Arndís Ólafsdóttir, tra gli autori.
Dopo 18 settimane, l’emoglobina glicata media nel gruppo con trattamento intensivo si era ridotto di oltre 8 mmol/mol in più rispetto al gruppo di controllo. La riduzione di oltre 8 mmol/mol dell'emoglobina glicata rappresenta un risultato eccezionale, considerando che un miglioramento di 3 mmol/mol è già ritenuto protettivo per gli organi.
Anche la soddisfazione nel gruppo con trattamento intensivo era più alta e il trattamento si è dimostrato sicuro poiché non si sono verificati né ipoglicemie gravi né chetoacidosi diabetica.
Questo studio fornisce evidenze robuste sull'efficacia del telemonitoraggio intensivo nel diabete di tipo 1, dimostrando che il supporto remoto strutturato può portare a miglioramenti clinicamente significativi del controllo glicemico. Il coinvolgimento attivo degli operatori sanitari nell'analisi dei pattern glicemici e nella discussione delle problematiche quotidiane rappresenta un modello di cura che va oltre il semplice monitoraggio tecnologico.
Lo studio potrebbe potenzialmente essere di grande beneficio in zone con bassa densità ospedaliera o ambulatori per diabetici o carenza strutturale di risorse: il fatto che una consulenza efficace possa essere effettuata da remoto con trasmissione in tempo reale dei dati può infatti portare a benefici tangibili. L'elevata soddisfazione dei pazienti nel gruppo di trattamento intensivo suggerisce inoltre che questo modello di cura è ben accettato e potrebbe migliorare l'aderenza terapeutica a lungo termine.
Per l'implementazione nella pratica clinica, sarà importante definire protocolli standardizzati per il contatto settimanale, criteri chiari sui tipi di sensore da utilizzare e strategie di formazione del personale sanitario.