Farmaci
Oncologia
09/02/2026

Anziani, aspirina in prevenzione primaria: nessun effetto sui tumori

Nel follow-up del trial ASPREE su oltre 19.000 anziani, l’aspirina a basse dosi non riduce l’incidenza di cancro ma si associa a un aumento del 15% della mortalità oncologica

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L'aspirina a basse dosi non è risultata associata a una ridotta incidenza di cancro negli anziani, ma si è associata a un aumentato rischio di morire per cancro. È quanto emerge da uno studio, pubblicato su Jama Oncology, che ha coinvolto oltre 19.000 adulti con età media di 75 anni seguiti per 10 anni.

I primi trial clinici randomizzati sull'aspirina e il cancro, per lo più coinvolgenti adulti di mezza età, hanno mostrato un ridotto rischio di cancro e una minore mortalità correlata al cancro, in particolare per il cancro colorettale. Studi più recenti hanno invece dimostrato che l'inizio dell'aspirina in età avanzata non ha avuto effetto sugli outcome oncologici o ha aumentato i tassi di malignità, sebbene il follow-up in questi studi sia stato troppo breve perché emergesse un effetto preventivo.

Il trial ASPREE ha compreso una fase randomizzata con un follow-up mediano di 4,7 anni e una fase di estensione di 5 anni (ASPREE-XT) per esaminare l'impatto a lungo termine della precedente randomizzazione ad aspirina o placebo. Condotto in Australia e Stati Uniti, il trial ha arruolato oltre 19.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni, randomizzati ad aspirina a basse dosi (100 mg/die) o placebo. I pazienti eleggibili erano liberi da malattie cardiovascolari, demenza e disabilità fisica limitante l'indipendenza. La fase randomizzata ha arruolato pazienti dal 2010 al 2014 con follow-up fino al 2017. ASPREE-XT ha seguito i partecipanti allo studio dal 2018 al 2024.

Durante i quasi dieci anni di follow-up complessivi l’analisi ha rilevato 3.448 tumori e 1.173 decessi correlati verificati durante 10 anni di follow-up. I nuovi tumori erano quasi equamente distribuiti tra i due bracci: i nuovi tumori sono stati distribuiti pressoché equamente tra i due gruppi, 1.701 nel gruppo aspirina e 1.747 nel gruppo placebo. Anche l'incidenza di neoplasie localizzate, metastatiche ed ematologiche è stata simile tra i due gruppi.

Nonostante questa similitudine nell’incidenza il rischio di morte è risultato superiore del 15% nei pazienti che assumevano aspirina a basse dosi con 623 decessi contro 550 nel braccio placebo.

Un dato interessante riguarda la distribuzione dei tumori: nel lungo periodo si sono rilevate alcune differenze nello sviluppo di oncologie in apparati specifici. L’uso di aspirina ha infatti ridotto l’incidenza di melanoma (159 nuovi casi contro 209, con una riduzione del rischio stimata del 23%), ma ha aumentato il numero di tumori rari e cerebrali.

Questi dati, sottolineano gli autori, richiederanno ulteriori indagini per esplorare i possibili meccanismi molecolari dietro le differenze rilevati, ad esempio in pazienti con determinate varianti genetiche come quelle del gene PI3K, che potrebbero rispondere diversamente all'aspirina.

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