Il rischio di pancreatite associato all’uso dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 è un evento raro, noto e gestibile nella pratica clinica. A ribadirlo è la Società Italiana di Diabetologia (SID) in un comunicato diffuso il 3 febbraio, dopo alcune segnalazioni provenienti dal Regno Unito.
«Il rischio di pancreatite è riportato nei fogli illustrativi dei farmaci GLP-1 ed è noto da oltre vent’anni di utilizzo clinico», sottolinea Annalisa Buzzetti, presidente della SID, ricordando che «diabete di tipo 2 e obesità sono di per sé fattori di rischio indipendenti per la pancreatite».
Secondo la SID, una perdita di peso troppo rapida può favorire la formazione di calcoli biliari, condizione che può aumentare il rischio di pancreatite. «Per questo – spiega Buzzetti – la titolazione graduale del farmaco, una dieta equilibrata e una corretta idratazione rappresentano elementi fondamentali della gestione clinica».
Sul tema interviene anche Paolo Bonadonna, vicepresidente SID, che richiama l’importanza dell’appropriatezza prescrittiva: «Questi farmaci devono essere utilizzati nei pazienti giusti, con indicazioni corrette e sotto controllo medico. L’uso improprio o non supervisionato può esporre a rischi evitabili».
Bonadonna sottolinea inoltre che «i dati disponibili indicano come un trattamento adeguato di obesità e diabete possa essere associato a una riduzione complessiva del rischio di pancreatite», rafforzando il ruolo del monitoraggio clinico e della personalizzazione della terapia.
La SID invita infine a evitare allarmismi che possano portare a sospensioni inappropriate dei trattamenti. «In presenza di sintomi compatibili, come dolore addominale persistente e severo, è corretto rivolgersi tempestivamente al medico – conclude Buzzetti – ma i benefici dei farmaci GLP-1, se prescritti e seguiti correttamente, restano ben documentati».