Clinica
Inquinamento
28/01/2026

Malattia del motoneurone e inquinamento, rischio più alto e progressione più rapida. Lo studio svedese

In Svezia, l’esposizione di lungo periodo a PM e NO₂ è risultata associata a maggiore rischio di malattia del motoneurone e a peggior prognosi dopo diagnosi, secondo uno studio su JAMA Neurology

neurone

L’esposizione di lungo periodo all’inquinamento atmosferico è risultata associata sia a un aumento del rischio di malattia del motoneurone (MND) sia a una prognosi peggiore dopo diagnosi, con maggiore mortalità o ricorso a ventilazione invasiva e un declino funzionale più rapido. È quanto emerge da uno studio pubblicato online su JAMA Neurology, basato su dati di registri sanitari svedesi.

Disegno dello studio e popolazione

Lo studio ha utilizzato un disegno “nested case-control” di popolazione. Sono stati inclusi 1.463 pazienti con nuova diagnosi di MND tra il 2015 e il 2023, 7.310 controlli di popolazione appaiati per età e sesso (cinque per ogni caso) e 1.768 controlli fratelli (full siblings) per ridurre il confondimento familiare. L’età media dei pazienti era 67,3 anni e il 55,6% era di sesso maschile.
L’esposizione agli inquinanti è stata stimata all’indirizzo di residenza con un modello spazio-temporale e calcolata come media su finestre di 1, 3, 5 e 10 anni prima della data indice. Gli inquinanti considerati sono stati particolato fine e grossolano (PM2,5, PM10, PM2,5–10) e biossido di azoto (NO₂).

Rischio di malattia del motoneurone

Nel confronto con i controlli di popolazione, un’esposizione più elevata agli inquinanti è risultata associata a un aumento del rischio di MND. Per un incremento pari all’intervallo interquartile della media su dieci anni, gli odds ratio riportati sono stati: 1,21 per PM2,5, 1,30 per PM2,5–10, 1,29 per PM10 e 1,20 per NO₂. Associazioni analoghe sono state osservate anche nel confronto con i controlli fratelli, con stime in parte attenuate.

Prognosi dopo diagnosi: mortalità/ventilazione invasiva e declino funzionale

Nelle analisi sui soli casi, livelli più alti di PM10 o NO₂ sono risultati associati a un rischio più elevato di mortalità o utilizzo di ventilazione invasiva dopo la diagnosi. L’incremento maggiore del rischio è stato osservato per le esposizioni nell’anno precedente la diagnosi (HR 1,30 per PM10 e HR 1,23 per NO₂, per incremento IQR).
Per la progressione clinica, gli autori hanno usato la ALS Functional Rating Scale–Revised (ALSFRS-R), classificando come “fast progressors” i pazienti nel quartile superiore del declino. Un’esposizione più elevata al particolato (in particolare nella media su dieci anni) è risultata associata a maggior probabilità di progressione rapida del punteggio totale e, soprattutto, dei domini motori e respiratori, mentre non è stata osservata un’associazione per la funzione bulbare.

Interpretazione e limiti

Gli autori concludono che l’inquinamento atmosferico, “anche a livelli relativamente bassi” come quelli tipici della Svezia, potrebbe contribuire sia allo sviluppo della MND sia ad accelerarne la progressione.
Lo studio resta osservazionale e non dimostra un rapporto causale. Tra i limiti riportati: assenza di informazioni su esposizioni indoor, lavorative o nel tempo libero; mancanza di dati diretti su alcuni fattori di stile di vita; e indisponibilità di stime specifiche per gli anni 2020–2022, gestita con imputazione basata sul 2019.

FONTE
Long-Term Exposure to Air Pollution and Risk and Prognosis of Motor Neuron Disease | Neurology | JAMA Neurology | JAMA Network

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