Clinica
Immunologia
28/01/2026

Pml, la risposta ai checkpoint dipende dall’immunità antivirale preesistente

In una coorte di 111 pazienti con Pml trattati con checkpoint inibitori, la presenza pre-terapia di linfociti T specifici per Jcv/Bkv nel sangue è risultata associata a più risposte e maggiore sopravvivenza

terapia cellulare

La presenza, prima della terapia, di linfociti T funzionali specifici per JC virus e/o BK virus nel sangue è risultata associata a migliori esiti clinici in pazienti con leucoencefalopatia multifocale progressiva (Pml) trattati con inibitori dei checkpoint immunitari. È quanto emerge da uno studio di coorte retrospettivo pubblicato online su JAMA Neurology, firmato da Nora Möhn, MD, e colleghi.

Lo studio ha incluso 111 pazienti adulti con Pml trattati tra agosto 2021 e maggio 2024 in 39 centri. I trattamenti sono stati pembrolizumab (81 pazienti), nivolumab (28) o atezolizumab (2), secondo disponibilità e pratiche prescrittive dei centri. I pazienti sono stati stratificati in base alla presenza, prima dell’avvio degli inibitori, di T virus-specifiche rilevate con ELISpot o citofluorimetria: 21 pazienti T-positivi, 22 T-negativi e 68 con stato non noto per mancato test pre-trattamento.

Il tasso di risposta è risultato più alto nel gruppo T-positivo: 18/21 (86%) rispetto a 5/22 (23%) nel gruppo T-negativo e 29/68 (43%) nel gruppo con stato non noto. Sul piano della sopravvivenza, la mediana non è stata raggiunta nel gruppo T-positivo durante l’osservazione, mentre è stata di 136,5 giorni nei T-negativi e di 162 giorni nel gruppo con stato non noto. La probabilità di sopravvivenza a 1 anno è stata 89,3% nei T-positivi, 35,7% nei T-negativi e 45,3% nel gruppo con stato non noto.

Durante il follow-up, i T-positivi hanno mostrato esiti funzionali migliori, con punteggio mediano alla modified Rankin Scale (mRS) 3 (IQR 2–4) rispetto a 4 (IQR 3–6) nei T-negativi, e una carica virale di Jcv nel liquor più bassa (mediana 0 copie/mL [0–154] nei T-positivi rispetto a 1.100 [0–40.000] nei T-negativi). Gli eventi avversi immuno-correlati sono risultati più frequenti nei T-negativi (50%) e meno frequenti nei T-positivi (10%).

Gli autori concludono che la presenza di T funzionali virus-specifiche prima della terapia si associa a migliore risposta clinica, maggiore sopravvivenza e minore tossicità nei pazienti con Pml trattati con checkpoint inibitori, suggerendo un possibile ruolo della preesistente immunità antivirale come elemento utile per la selezione dei pazienti.

FONTE
Virus-Specific T Cells and Response to Checkpoint Inhibitors in Progressive Multifocal Leukoencephalopathy | Neurology | JAMA Neurology | JAMA Network

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