Uno studio Iss identifica un meccanismo di evasione immunitaria dei linfociti B infettati da virus Epstein-Barr nel tessuto cerebrale di persone con sclerosi multipla.
I linfociti B infettati dal virus di Epstein-Barr sono in grado di inibire la risposta immunitaria nel sistema nervoso centrale attraverso l’espressione di una specifica proteina, favorendo l’avvio della cascata di eventi che porta alla sclerosi multipla. Il meccanismo è descritto in uno studio condotto dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità, coordinato da Barbara Serafini, e pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Science.
Il lavoro si inserisce in una linea di ricerca internazionale che da tempo indaga il legame tra infezione da Epstein-Barr e sclerosi multipla, sia nelle fasi precoci sia in quelle progressive della malattia. «Il virus di EB è un virus comune, che infetta un tipo di globuli bianchi, i linfociti B. È ampiamente diffuso nella popolazione e l’infezione è in genere asintomatica», spiega Daniela Merlo, direttrice del Dipartimento di Neuroscienze dell’Iss. Studi recenti pubblicati, tra cui lavori su Cell, indicano che i linfociti B infettati sono in grado di provocare il danno alla guaina mielinica che circonda le fibre nervose, compromettendo la trasmissione degli impulsi nervosi.
Secondo i ricercatori, una volta entrati nel tessuto cerebrale, questi linfociti B non vengono eliminati in modo efficace dai linfociti T, deputati alla rimozione delle cellule infettate. Lo studio, condotto su tessuto cerebrale autoptico donato da persone con sclerosi multipla, dimostra che il virus induce sulle cellule B infettate l’espressione della proteina PD-L1, che si lega al recettore PD-1 sui linfociti T attivati presenti negli infiltrati infiammatori intracerebrali. Questo legame inibisce la risposta citotossica dei linfociti T, rendendoli inefficaci nell’eliminazione delle cellule infette.
Il risultato è la persistenza delle cellule B infettate nel cervello e la progressione della malattia. «Questo meccanismo, chiamato evasione immunitaria, è stato da tempo descritto in alcuni tumori ed è oggi oggetto di immunoterapie mirate che, inibendo questo legame, permettono al sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali», spiega Barbara Serafini. Secondo la ricercatrice, i dati ottenuti aprono prospettive per lo sviluppo di terapie sempre più mirate a colpire le cellule infettate presenti nel tessuto cerebrale.
Lo studio fornisce quindi un ulteriore elemento di comprensione dei meccanismi biologici che collegano l’infezione da Epstein-Barr alla sclerosi multipla, con potenziali ricadute future sullo sviluppo di approcci terapeutici mirati, pur restando in un ambito di ricerca preclinica.