La sclerosi multipla oggi può essere controllata grazie alla diagnosi precoce, ai farmaci ad alta efficacia e a un approccio terapeutico sempre più personalizzato. È il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Neurologia (Sin) in occasione della Giornata mondiale della sclerosi multipla, che si celebra il 30 maggio. In Italia convivono con la malattia oltre 140.000 persone e ogni anno si registrano circa 3.400-3.600 nuove diagnosi.
Patologia neurologica cronica, autoimmune, infiammatoria, demielinizzante e neurodegenerativa, la sclerosi multipla colpisce il sistema nervoso centrale e può manifestarsi con sintomi molto diversi, dalla neurite ottica ai disturbi motori, sensitivi o sfinterici. L’esordio avviene prevalentemente tra i 20 e i 40 anni e interessa circa tre donne per ogni uomo.
Secondo Massimo Filippi, coordinatore del Gruppo di studio Sclerosi multipla della SIN, “la vera rivoluzione degli ultimi anni riguarda la possibilità di intervenire molto prima rispetto al passato. La sclerosi multipla resta una malattia grave e progressiva se non viene affrontata con terapie adeguate. Ma oggi è diventata una malattia controllabile”.
Un elemento chiave è rappresentato dai nuovi criteri diagnostici internazionali pubblicati nell’ottobre 2025. “Oggi siamo in grado di porre diagnosi anche nel giro di un mese, grazie all’integrazione di marcatori di risonanza magnetica e biomarcatori dei fluidi biologici”, afferma Filippi. “La diagnosi precoce ha senso perché oggi disponiamo di terapie efficaci: intervenire subito significa evitare che i meccanismi patologici si autoalimentino e che la disabilità si accumuli”.
La ricerca ha inoltre ampliato la comprensione dei meccanismi biologici della malattia. “Abbiamo imparato che neuroinfiammazione e neurodegenerazione iniziano fin dalle primissime fasi”, osserva Filippi. “Non esiste soltanto un’aggressione immunitaria proveniente dall’esterno del sistema nervoso centrale, ma anche processi interni, orchestrati da cellule residenti, come la microglia”.
Sul fronte terapeutico, la SIN richiama i risultati ottenuti con i farmaci ad alta efficacia. “Con i farmaci ad alta efficacia arriviamo a una riduzione delle ricadute e dell’accumulo di nuove lesioni cerebrali intorno al 90%”, spiega Nicola De Stefano, presidente eletto della SIN. “È un impatto estremamente importante, che modifica concretamente il decorso della malattia”.
Secondo De Stefano, la sfida attuale è utilizzare le terapie nel modo più appropriato e tempestivo possibile. “Non significa somministrare farmaci potenti a tutti indistintamente, ma poter scegliere il trattamento più adatto in base alle caratteristiche prognostiche individuali. Oggi abbiamo strumenti che consentono di stratificare adeguatamente i pazienti”.
La gestione della malattia si orienta sempre più verso un approccio personalizzato. “Negli ultimi anni abbiamo acquisito una comprensione molto più approfondita dei meccanismi patogenetici della malattia e dei meccanismi d’azione dei farmaci”, afferma Claudio Gasperini, vicepresidente della SIN. “Questo ci consente di individuare con maggiore precisione le terapie più appropriate per ciascun paziente”.
Oggi i neurologi possono integrare informazioni cliniche, dati di neuroimaging e biomarcatori innovativi, come i neurofilamenti, per definire il rischio evolutivo della malattia e orientare le scelte terapeutiche. Sempre maggiore attenzione viene inoltre riservata alla neuroplasticità e al ruolo degli stili di vita. “Oggi sappiamo che anche lo stile di vita può favorire la neuroplasticità e contribuire a ritardare la comparsa della disabilità”, sottolinea Gasperini. “L’esercizio fisico stimola il cervello ad attivare nuove connessioni neuronali e meccanismi di compenso funzionale”.
“La visione attuale della sclerosi multipla va ormai ben oltre la sola gestione clinica della malattia e punta a garantire alle persone una qualità di vita, una prospettiva e un livello di autonomia quanto più possibile vicini alla normalità”, conclude Mario Zappia, presidente della SIN. “È fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, nelle reti assistenziali specialistiche e nella presa in carico multidisciplinare, affinché ogni paziente possa beneficiare tempestivamente delle migliori opportunità terapeutiche disponibili”.