Nel 2024 il 95,7% dei bambini sotto i sedici anni nell’Unione europea dichiara uno stato di salute buono o molto buono, ma la quota scende al 93,3% tra i minori a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 96,4% dei non a rischio. È quanto emerge dall’ultima rilevazione Eurostat, basata sull’indagine EU-SILC 2024, che restituisce un quadro complessivamente positivo, ma ancora caratterizzato da disuguaglianze sociali e territoriali.
Tra i Paesi membri, la percentuale di bambini con salute percepita buona o molto buona varia dal 92,3% del Portogallo al 98,9% della Grecia. In ventuno Paesi la quota è pari o superiore al 95%. Le differenze tra bambini a rischio di povertà o esclusione e coetanei non a rischio risultano particolarmente ampie in Portogallo e Irlanda, con scarti rispettivamente di 7,7 e 6,8 punti percentuali, mentre restano contenute in Malta, Romania e Bulgaria.
Sul fronte della disabilità, nel complesso dell’Unione il 4,6% dei bambini presenta una limitazione nelle attività dovuta a problemi di salute: 3,5% con disabilità moderata e 1,1% con disabilità severa. Le quote di limitazione moderata raggiungono i livelli più elevati in Danimarca (10,8%), Finlandia (10,6%) e Svezia (7,1%), mentre i valori più bassi si registrano in Grecia (0,1%), Romania (0,6%) e Italia (0,9%). La disabilità severa resta sotto il 2% nella quasi totalità dei Paesi, con eccezione di Danimarca (2,3%) e Svezia (2,2%).
L’incidenza della disabilità risulta più elevata nelle famiglie con reddito inferiore al 60% del reddito mediano equivalente, dove la quota di bambini con limitazioni moderate o severe raggiunge il 5,1%, contro il 4,3% nelle famiglie sopra tale soglia. La prevalenza cresce anche con l’età: nella fascia dieci–quindici anni la quota sale al 5,6%, rispetto al 4,7% tra i cinque–nove anni e al 2,8% sotto i quattro anni.
Restano differenze rilevanti anche sull’accesso alle cure. Nel 2024 il 3,2% dei bambini nell’Unione europea presenta bisogni non soddisfatti di assistenza medica, mentre il 4,1% segnala bisogni non soddisfatti di cure odontoiatriche. Le percentuali aumentano tra i minori a rischio di povertà o esclusione sociale, che raggiungono il 4,9% per l’assistenza medica e l’8,4% per le cure dentali, contro rispettivamente 2,7% e 2,8% tra i non a rischio.
Le differenze tra Stati restano ampie. Per l’assistenza medica, i valori oscillano dal 9,4% della Finlandia allo 0,1% di Croazia e Malta. Per le cure dentali, i livelli più elevati si registrano in Spagna (7,5%), Finlandia (6,8%) e Francia (6,2%), mentre i più bassi restano in Croazia, Malta e Lussemburgo.
Il contesto familiare incide ulteriormente sull’accesso ai servizi. Nell’Unione il 5,0% dei bambini che vivono in nuclei con un solo adulto e figli presenta bisogni non soddisfatti di assistenza medica, contro il 2,9% nei nuclei con due o più adulti. Per le cure dentali le quote salgono al 6,5% nei nuclei monogenitoriali e al 3,7% negli altri.
Nel confronto europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con i livelli più contenuti di disabilità moderata nei minori (0,9%) e non compare tra quelli con le quote più elevate di bisogni non soddisfatti per assistenza medica o odontoiatrica. Il quadro complessivo evidenzia tuttavia come, a livello europeo, persistano differenze legate alle condizioni socio-economiche, alla struttura dei nuclei familiari e ai sistemi di accesso ai servizi sanitari.