L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aggiorna le raccomandazioni sulla gestione clinica dell’Hiv, confermando i regimi a base di dolutegravir come prima scelta, indicando darunavir/ritonavir come inibitore delle proteasi di riferimento, introducendo l’uso mirato delle terapie antiretrovirali a lunga durata e definendo un nuovo schema preferenziale breve per la prevenzione della tubercolosi (Tbc) nelle persone che vivono con Hiv.
L’aggiornamento recepisce le evidenze maturate dopo l’ultima versione consolidata del 2021 e punta a migliorare esiti di cura, aderenza e sostenibilità dei programmi. In caso di necessità di un inibitore delle proteasi, darunavir/ritonavir sostituisce le precedenti preferenze per atazanavir/ritonavir e lopinavir/ritonavir. Le nuove raccomandazioni supportano inoltre il riutilizzo di tenofovir e abacavir nei regimi successivi, sulla base di migliori risultati clinici, vantaggi programmatori e potenziali risparmi di costo.
Per la prima volta viene raccomandato l’impiego delle terapie antiretrovirali iniettabili a lunga durata in situazioni selezionate, in particolare per adulti e adolescenti con difficoltà di aderenza alla terapia orale quotidiana. I regimi orali a due farmaci vengono indicati come opzione di semplificazione per pazienti clinicamente stabili.
Sul fronte della prevenzione della trasmissione verticale, l’Oms conferma l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi, con prosecuzione fino a dodici mesi e, se appropriato, fino a ventiquattro mesi o oltre, in presenza di terapia materna efficace. Tutti i neonati esposti a Hiv devono ricevere sei settimane di profilassi postnatale, preferibilmente con nevirapina; nei casi a rischio più elevato è indicata una profilassi potenziata con tre farmaci. È prevista la possibilità di estendere la profilassi del neonato fino alla soppressione virologica materna o alla fine dell’allattamento.
Per la prevenzione della Tbc, l’Oms indica come regime preferenziale tre mesi di isoniazide più rifapentina una volta a settimana (3HP) per adulti e adolescenti con Hiv, mantenendo disponibili gli altri schemi in base alle valutazioni cliniche e organizzative.
«Queste raccomandazioni riflettono l’impegno a garantire opzioni terapeutiche efficaci, sicure e praticabili», ha dichiarato Tereza Kasaeva, direttrice del Dipartimento Hiv, Tbc, epatiti virali e infezioni sessualmente trasmesse dell’Oms, sottolineando l’obiettivo di rafforzare i programmi nazionali e ridurre la mortalità correlata all’Hiv.
Le indicazioni confluiranno nella prossima edizione delle linee guida consolidate Oms e sono destinate a orientare programmi nazionali, clinici e decisori.