Clinica
Diabete
30/12/2025

Diabete e morte cardiaca improvvisa, rischio più alto, soprattutto nei giovani

Uno studio nazionale danese pubblicato su European Heart Journal mostra un rischio di morte cardiaca improvvisa significativamente più elevato nelle persone con diabete di tipo 1 e 2

diabete giovane misura

Le persone con diabete presentano un rischio significativamente più elevato di morte cardiaca improvvisa rispetto alla popolazione generale, con un aumento particolarmente marcato nei soggetti più giovani. È quanto emerge da uno studio nazionale danese pubblicato su European Heart Journal, basato sull’analisi di tutti i decessi avvenuti in Danimarca nel 2010.

Nel confronto con la popolazione senza diabete, i tassi di incidenza della morte cardiaca improvvisa risultano 3,7 volte più alti nelle persone con diabete di tipo 1 e 6,5 volte più alti in quelle con diabete di tipo 2. In termini assoluti, i tassi per 100.000 persone-anno sono pari a 394 nel diabete di tipo 1 e 681 nel diabete di tipo 2, rispetto a 105 nella popolazione generale. Lo studio è stato coordinato da Tobias Skjelbred, medico presso il Copenhagen University Hospital.

L’analisi ha identificato complessivamente 6.862 casi di morte cardiaca improvvisa. Nel diabete di tipo 1 il rischio relativo raggiunge i valori più elevati tra i 30 e i 40 anni, con un’incidenza fino a 22,7 volte superiore rispetto ai coetanei senza diabete. Nel diabete di tipo 2, il picco di rischio relativo si osserva tra i 40 e i 50 anni. Gli autori sottolineano che l’elevato rischio relativo nelle fasce più giovani riflette anche il basso rischio assoluto di partenza nella popolazione generale.

Secondo le stime dello studio, per una persona di trent’anni l’aspettativa di vita risulta ridotta di 14,2 anni nel diabete di tipo 1 e di 7,9 anni nel diabete di tipo 2 rispetto alla popolazione generale. La morte cardiaca improvvisa contribuisce rispettivamente a 3,4 e 2,7 anni di vita persi.

Lo studio evidenzia inoltre una possibile associazione tra morte cardiaca improvvisa, ipoglicemia e terapia insulinica. Tra i pazienti deceduti, una quota rilevante aveva una storia di ricoveri per ipoglicemia severa, in particolare tra le persone con diabete di tipo 1. Gli autori ricordano che l’ipoglicemia acuta può favorire meccanismi aritmici attraverso attivazione simpatica, prolungamento dell’intervallo QT e alterazioni elettrolitiche.

La coorte comprendeva l’intera popolazione danese nel 2010: circa 5,4 milioni di persone senza diabete, oltre 25.000 con diabete di tipo 1 e circa 173.000 con diabete di tipo 2. I soggetti con diabete presentavano una maggiore prevalenza di comorbidità cardiovascolari e non cardiovascolari rispetto alla popolazione generale.

Tra i limiti, gli autori segnalano che l’analisi si riferisce a un periodo precedente alla diffusione dei più recenti farmaci ipoglicemizzanti, come inibitori SGLT2 e agonisti del recettore GLP-1, e non consente quindi di valutarne l’impatto sul rischio di morte cardiaca improvvisa.

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