Pioggia di critiche dal mondo scientifico italiano all’ipotesi, circolata negli Stati Uniti, di interrompere la raccomandazione della vaccinazione universale dei neonati contro l’epatite B. La proposta, avanzata dai nuovi membri dell’Advisory Committee on Immunization Practices nominati dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., è definita dagli esperti «ingiustificata» e potenzialmente dannosa per la salute pubblica. «Nessuna base scientifica», afferma Fabrizio Pregliasco, ricordando che la dose alla nascita è da oltre trent’anni uno degli interventi più efficaci nel ridurre l’infezione in età pediatrica, con cali fino al 99%. Un cambio di rotta, sottolinea Pregliasco, che «metterebbe a rischio decenni di prevenzione».
Ancora più netto Matteo Bassetti: «Non è scienza, è populismo». L’infettivologo giudica la scelta «un passo indietro di anni», ricordando che il vaccino contro l’epatite B previene anche forme tumorali come il carcinoma epatocellulare. «Kennedy Jr sta portando la sanità Usa nella direzione sbagliata», avverte. Più cauto il parere di Gianni Rezza, che invita ad attendere gli esiti finali ma ricorda che lo schema americano — con la prima dose alla nascita — aveva ridotto del 95% le infezioni. In Italia il modello è diverso, con vaccinazione universale a partire dai due mesi di vita, «ma qualunque modifica deve poggiare su solide evidenze». Sul fronte influenzale, Pregliasco rileva inoltre come la diffidenza vaccinale resti forte, con una copertura attuale intorno al 50% tra gli over 65: un contesto che rischia di essere aggravato da scelte controverse oltre oceano.
Quanto alle "posizioni che collegano il calendario vaccinale all'aumento di allergie o malattie autoimmuni, tesi più volte rilanciate da Kennedy Jr, sono state sistematicamente smentite dalla comunità scientifica attraverso un'ampia letteratura epidemiologica e clinica - sottolinea Pregliasco - Le vaccinazioni dell'infanzia rappresentano uno dei maggiori successi della medicina moderna, con un profilo di sicurezza straordinariamente documentato. Eventuali revisioni del calendario vaccinale devono sempre basarsi su evidenze robuste e condivise, non su percezioni o ipotesi già confutate. Un cambiamento immotivato rischierebbe non solo di compromettere decenni di progressi nella prevenzione dell'epatite B, ma anche di alimentare ulteriormente la disinformazione in un ambito, quello delle vaccinazioni, in cui la fiducia pubblica è fondamentale". Per il virologo, invece, "è importante ribadire che la vaccinazione anti-epatite B alla nascita rimane, a livello internazionale, una misura di comprovata efficacia e sicurezza. Qualsiasi eventuale modifica dovrebbe essere considerata solo alla luce di dati nuovi, rigorosi e incontrovertibili, che al momento non esistono". Secondo le anticipazioni della stampa americana, i consulenti voluti da Kennedy Jr intendono rivedere radicalmente il calendario vaccinale dell’infanzia, a partire dallo stop alla dose anti-epatite B alla nascita e da una valutazione sul presunto legame tra vaccini pediatrici, allergie e malattie autoimmuni.