Le demenze a esordio precoce, che colpiscono persone con meno di 65 anni, rappresentano una crescente emergenza socio-sanitaria per la diversità dei bisogni clinici e assistenziali rispetto alle forme senili. In Italia si stimano circa 24mila casi, all’interno di un totale di 1,2 milioni di persone con demenza, di cui 550-660mila affette da malattia di Alzheimer.
Il tema è stato al centro di un incontro organizzato il 30 ottobre 2025 presso la sede dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), accompagnato dalla proiezione del film Per Te, ispirato alla storia di un paziente con demenza giovanile.
Secondo l’OMS, le demenze costituiscono una priorità mondiale di salute pubblica e coinvolgono direttamente o indirettamente circa il 10% della popolazione italiana, considerando i familiari e caregiver.
«Questo problema tocca tutte le famiglie – ha dichiarato Rocco Bellantone, presidente dell’ISS –. Oltre alla ricerca, è fondamentale la sensibilizzazione: la conoscenza può modificare la percezione pubblica e favorire risposte assistenziali più adeguate».
Daniela Merlo, direttrice del Dipartimento di Neuroscienze dell’ISS, ha sottolineato la necessità di «un approccio che integri ricerca scientifica, presa in carico e attenzione all’impatto sui caregiver, in particolare sui più giovani, spesso costretti ad assumere responsabilità non adatte alla loro età».
Alla tavola rotonda sono intervenuti Alberto Siracusano (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità), Raffaele Lodi (presidente della rete IRCCS Neuroscienze e Neuroriabilitazione) e Camillo Marra (direttore della Clinica della Memoria del Policlinico Gemelli IRCCS). Gli esperti hanno ribadito la necessità di percorsi assistenziali dedicati per i pazienti under 65, oggi spesso trattati con protocolli calibrati sugli anziani, e di maggiore ricerca sperimentale per ampliare le opzioni terapeutiche, tuttora limitate nonostante l’arrivo di nuovi farmaci.