Al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2025, a Berlino, sono stati presentati nuovi dati di tre studi di Fase 3 che potrebbero modificare l’approccio terapeutico al carcinoma mammario nelle sue principali varianti molecolari.
Lo studio ASCENT-03 ha dimostrato che sacituzumab govitecan, anticorpo farmaco-coniugato (ADC) diretto contro Trop-2, riduce del 38% il rischio di progressione o morte rispetto alla chemioterapia standard nelle pazienti con tumore mammario triplo negativo metastatico (TNBC) non eleggibili all’immunoterapia anti-PD-1/PD-L1.
La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 9,7 mesi con sacituzumab govitecan rispetto a 6,9 mesi con chemioterapia (HR 0,62; p<0,0001), con beneficio coerente nei sottogruppi a prognosi sfavorevole.
Per Giuseppe Curigliano, presidente eletto ESMO e direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci all’IEO di Milano, “i risultati estendono l’impiego del farmaco al trattamento di prima linea, aprendo la strada a un potenziale nuovo standard terapeutico”.
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con gli studi precedenti, senza nuovi segnali inattesi.
Nel tumore mammario HER2-positivo in fase iniziale, due studi — DESTINY-Breast05 e DESTINY-Breast11 — hanno evidenziato un significativo miglioramento degli esiti clinici con trastuzumab deruxtecan (T-DXd).
Nel post-neoadiuvante, T-DXd ha ridotto del 53% il rischio di recidiva invasiva o morte rispetto a trastuzumab emtansine (T-DM1), con una IDFS a tre anni del 92,4% vs 83,7% (HR 0,47; p<0,0001).
Nel neoadiuvante, la combinazione T-DXd seguito da paclitaxel, trastuzumab e pertuzumab (THP) ha ottenuto una risposta patologica completa (pCR) nel 67,3% delle pazienti, contro il 56,3% con lo schema convenzionale doxorubicina–ciclofosfamide seguito da THP.
Secondo Alessandra Fabi, responsabile Medicina di Precisione in Senologia al Policlinico Gemelli IRCCS, il risultato “rappresenta un possibile nuovo standard nel trattamento preoperatorio delle pazienti HER2+ ad alto rischio”.
Infine, nello studio monarchE, Abemaciclib, inibitore di CDK4/6, associato a terapia endocrina (ET), ha mostrato un beneficio significativo di sopravvivenza globale (OS) nelle pazienti con tumore al seno precoce HR+, HER2− ad alto rischio.
Dopo sette anni di follow-up, la combinazione ha ridotto il rischio di morte del 15,8% rispetto alla sola ET (OS a 7 anni: 86,8% vs 85,0%; HR 0,842; p=0,027) e confermato vantaggi mantenuti in sopravvivenza libera da malattia invasiva e recidiva a distanza.
Per Lucia Del Mastro, direttrice dell’Oncologia Medica al Policlinico San Martino di Genova, “si tratta del primo trattamento adiuvante in oltre vent’anni a dimostrare un vantaggio significativo di sopravvivenza globale nel carcinoma HR+, HER2− ad alto rischio”.
Complessivamente, i risultati presentati a ESMO 2025 rafforzano il ruolo crescente degli anticorpi farmaco-coniugati e degli inibitori di CDK4/6 nella strategia terapeutica del tumore mammario, aprendo prospettive di personalizzazione più precise per i diversi sottotipi biologici.