Secondo un’analisi condotta dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), relativa al 2023 e presentata online in forma sintetica, il 32,9% degli adolescenti statunitensi tra i 12 e i 17 anni, pari a circa 8,4 milioni di individui, risulta affetto da prediabete. Il dato, ottenuto dalla più recente elaborazione della National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), supera nettamente la stima precedente del 2020, pari al 18%, e suggerisce un incremento potenzialmente significativo del rischio metabolico nella popolazione giovanile.
L’indagine è stata condotta dai ricercatori del CDC attraverso il programma NHANES, che raccoglie informazioni demografiche e cliniche mediante interviste, esami medici e analisi di laboratorio. Pur basandosi su una fonte consolidata, l’analisi è stata pubblicata esclusivamente sotto forma di sintesi descrittiva di circa 600 parole, priva di dati grezzi e non accompagnata da una pubblicazione scientifica sottoposta a revisione paritaria. Inoltre, è stata adottata una nuova metodologia di calcolo, introdotta senza spiegazione dettagliata.
La modalità sintetica e non documentata adottata per la comunicazione dei risultati ha suscitato riserve nel contesto scientifico, soprattutto per l’assenza di trasparenza metodologica e la mancanza di accesso ai dati grezzi, considerati essenziali per la verifica e interpretazione corretta dei risultati epidemiologici.
In merito alla nuova metodologia, Melissa Dibble, portavoce del CDC, ha dichiarato che l’analisi si è basata su «le più recenti conoscenze scientifiche e tecnologie» e su «la metodologia più aggiornata, poiché la scienza è in continua evoluzione». Secondo Dibble, tali risultati rappresentano «un fondamentale segnale d’allarme per il Paese».
Il dato del 33% è stato confrontato con analisi precedenti. Uno studio peer-reviewed del 2020, basato su dati NHANES raccolti tra il 2005 e il 2016 e analizzati con la metodologia adottata in quell’anno, stimava una prevalenza del 18%. I ricercatori del CDC hanno evidenziato che, applicando la metodologia attuale agli stessi dati storici, si sarebbe ottenuta una stima del 28%. Tale valore risulta coerente con quello riportato in uno studio del 2022, anch’esso sottoposto a revisione, secondo cui il 28,2% degli adolescenti tra 12 e 19 anni presentava prediabete.
Sebbene il passaggio dal 28% al 33% suggerisca un aumento apparente, tale differenza non risulta statisticamente significativa. È stato evidenziato che, in assenza di accesso ai dati grezzi, non è possibile verificare l’origine del dato e comprenderne pienamente la portata.
Nonostante le riserve espresse sulla trasparenza dell’analisi, diversi specialisti hanno confermato la plausibilità del dato, alla luce dell’aumento osservato di obesità e di alterazioni glicemiche precoci in età pediatrica. È stato inoltre sottolineato che, sebbene il valore possa essere leggermente sovrastimato, esso non dovrebbe essere ignorato.
La letteratura scientifica evidenzia che non è ancora definita la proporzione di adolescenti con prediabete destinata a sviluppare diabete mellito conclamato. In alcuni soggetti, infatti, le alterazioni glicemiche possono essere transitorie e regredire spontaneamente con il superamento della fase puberale.
Resta confermato l’andamento epidemiologico crescente di obesità e diabete tra bambini e adolescenti. Secondo le raccomandazioni dell’American Diabetes Association, lo screening per il diabete tipo 2 dovrebbe iniziare a partire dai 10 anni nei soggetti con sovrappeso, obesità o altri fattori di rischio. L’intervento precoce su alimentazione, attività fisica e modifiche dello stile di vita rappresenta una strategia essenziale di prevenzione, a fronte di una probabile crescita dei casi di diabete tipo 2 ad esordio precoce per i quali il sistema sanitario potrebbe non essere adeguatamente preparato.