Si è conclusa la fase pilota dello screening nazionale per il diabete di tipo 1 previsto dalla Legge 130/2023. Il programma ha coinvolto oltre 5.000 bambini in quattro regioni italiane, confermando l’efficacia della diagnosi precoce nel ridurre le complicanze acute e migliorare la gestione clinica a lungo termine.
Il test, basato sull’identificazione degli autoanticorpi diretti contro le isole pancreatiche, è rivolto alla popolazione pediatrica fino a 17 anni. I dati raccolti mostrano una significativa riduzione dell’incidenza di chetoacidosi diabetica nei soggetti diagnosticati precocemente, associata a una maggiore percentuale di remissione a tre anni e a una migliore conservazione della funzionalità delle beta-cellule pancreatiche.
“Ricevere la diagnosi prima di un episodio di chetoacidosi consente un controllo glicemico più efficace e apre all’accesso a terapie innovative come il teplizumab”, ha dichiarato Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID).
Secondo Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano, risultati simili sono stati registrati anche a livello internazionale: nello studio ASK, condotto su 32.000 bambini negli Stati Uniti, i casi di chetoacidosi sono scesi dal 62% al 5%; nello studio TEDDY, l’incidenza si è ridotta all’11% nei soggetti sottoposti a screening.
La progressione del diabete di tipo 1 non è lineare. Alcuni pazienti passano direttamente dallo stadio 1 (autoimmunità con glicemia normale) allo stadio 3 (malattia conclamata) senza segnali intermedi. Altri mostrano fluttuazioni tra stadi con durata variabile. Il principale rischio clinico resta la chetoacidosi diabetica, complicanza acuta con potenziali esiti neurologici e impatto sul controllo glicemico.
La diagnosi precoce consente anche un miglior adattamento psicologico per il paziente e la famiglia, riducendo l’impatto emotivo e relazionale. Gli esperti sottolineano l’importanza di un supporto psicologico adeguato e di una presa in carico multidisciplinare per migliorare la qualità di vita complessiva del nucleo familiare.