Clinica
Pediatria
16/06/2025

Dotto arterioso pervio nei neonati pretermine, i rischi di un intervento precoce

Il trattamento attivo entro le prime due settimane di vita è associato a esiti peggiori rispetto a una gestione dilazionata basata sull'osservazione

bimbo-neonato

Un recente studio pubblicato su “JAMA Pediatrics” ha evidenziato che, nei neonati pretermine con dotto arterioso pervio (PDA) emodinamicamente significativo, il trattamento attivo entro le prime due settimane di vita è associato a esiti peggiori rispetto a una gestione dilazionata basata sull'osservazione. In particolare, questa meta-analisi di 10 studi clinici randomizzati ha rilevato un aumento del rischio di mortalità e di displasia broncopolmonare (BPD) moderata o severa nei neonati sottoposti a chiusura attiva del PDA rispetto a quelli trattati con un approccio più conservativo.

I dati analizzati provengono da studi pubblicati tra il 2010 e il 2024, con un’età gestazionale media di circa 26 settimane e un peso alla nascita di 874,7 g nel gruppo sottoposto a trattamento attivo e 897,7 g nel gruppo gestito con approccio dilazionato.

L’analisi ha coinvolto 2.035 neonati e ha evidenziato un’incidenza più elevata dell’outcome composito, comprendente mortalità entro le 36 settimane di età post-concezionale o prima della dimissione ospedaliera e BPD moderata o severa, nel gruppo sottoposto a trattamento attivo rispetto a quello gestito con approccio dilazionato (56,2% vs 50,8%; RR 1,10; IC 95% 1,01-1,19; P=0,02). Il tasso di mortalità entro le 36 settimane di età post-concezionale risultava più alto nei neonati sottoposti a trattamento attivo (14,3% vs 11,2%; RR 1,27; IC 95% 1,01-1,61; P=0,04), mentre l’aumento della BPD moderata o severa non era statisticamente significativo (47,4% vs 43,3%; RR 1,08; IC 95% 0,95-1,23; P=0,25).

Per decenni, la gestione convenzionale del dotto arterioso pervio (PDA) nei neonati pretermine si è basata sull’uso di inibitori delle prostaglandine per favorirne la chiusura, con ricorso alla legatura chirurgica nei casi di insuccesso farmacologico. Dagli anni 2000, tuttavia, si è osservato un cambiamento verso trattamenti meno aggressivi per PDA, poiché, nonostante il successo parziale della chiusura farmacologica, non sono stati dimostrati altri benefici conclusivi. Inoltre, i farmaci impiegati comportano effetti avversi significativi. Studi precedenti hanno evidenziato tassi elevati di chiusura spontanea del PDA nei neonati con peso alla nascita pari o superiore a 1.000 g.

Gli autori evidenziano che la legatura chirurgica del PDA comporta rischi significativi e non garantisce necessariamente un esito favorevole. Tuttavia, nei reparti di terapia intensiva neonatale, i neonati con peso inferiore a 1.000 g continuano a essere sottoposti abitualmente a trattamento per PDA emodinamicamente significativo, nonostante le evidenze di non inferiorità dell'approccio dilazionato.

Lo studio ha rilevato un aumento non significativo della leucomalacia periventricolare nel gruppo sottoposto a trattamento attivo rispetto a quello gestito con approccio dilazionato (5,7% vs 3,5%; RR 1,50; IC 95% 0,98-2,30; P=0,06). Tuttavia, la differenza di rischio tra i gruppi è risultata significativa, favorendo l'approccio dilazionato (differenza di rischio 1,8%; IC 95% 0,4%-3,2%; P=0,01). Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative negli altri outcome secondari, tra cui emorragia intraventricolare, retinopatia della prematurità ed enterocolite necrotizzante.

JAMA Pediatr. 2025 May 27:e251025. doi: 10.1001/jamapediatrics.2025.1025.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40423988/

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