Farmaci
Diabetologia
13/05/2025

Edema maculare diabetico, dalla ricerca una possibile alternativa agli anti-VEGF

Un innovativo inibitore senolitico a piccole molecole, ha un profilo di sicurezza tollerabile e segnali di potenziale efficacia nei pazienti affetti da edema maculare diabetico

occhio anziana

Uno studio clinico di fase II, pubblicato su “NEJM Evidence”, ha mostrato che una singola iniezione intravitreale di foselutoclax (UBX1325), un innovativo inibitore senolitico a piccole molecole (con la capacità, cioè, di eliminare selettivamente le cellule senescenti), ha un profilo di sicurezza tollerabile e segnali di potenziale efficacia nei pazienti affetti da edema maculare diabetico (DME) che non hanno risposto in modo ottimale ai trattamenti con anti-VEGF. Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Przemyslaw Sapieha di UNITY Biotechnology a San Francisco, ha coinvolto 65 pazienti seguiti per un periodo fino a 48 settimane. Nella coorte trattata con UBX1325 si sono verificati cinque eventi avversi emergenti di grado 3 o superiore, tutti classificati come gravi, mentre nel gruppo fittizio (sham) sono stati riportati quattro eventi avversi, tre dei quali considerati gravi.

Sul fronte dell’efficacia, il farmaco ha mostrato un miglioramento significativo nella acuità visiva corretta: alla settimana 48, la differenza media tra UBX1325 e sham era di 5,6 lettere ETDRS (IC 95% -da 1,5 a - 12,7). Si tratta di un dato rilevante, poiché il miglioramento equivale a una linea di visione sulla scala utilizzata per misurare l’acuità visiva.

Sapieha ha sottolineato che il profilo di sicurezza di foselutoclax appare più favorevole rispetto agli anti-VEGF, oltre a garantire un miglioramento visivo sostenuto fino a un anno. Questo potrebbe rappresentare una significativa evoluzione rispetto alla pratica attuale, in cui le iniezioni frequenti di anti-VEGF, oltre a essere costose e gravose, non risultano sempre efficaci.

Il meccanismo d’azione di UBX1325 si basa sulla eliminazione delle cellule disfunzionali che favoriscono l’infiammazione nell’edema maculare diabetico. Il miglioramento visivo osservato nello studio è clinicamente significativo, e nei pazienti con forme meno gravi si è registrato un guadagno di 10-15 lettere. Un precedente studio pilota aveva già evidenziato miglioramenti simili sia nei pazienti con DME che in quelli affetti da degenerazione maculare neovascolare correlata all’età.

Nonostante i risultati promettenti, gli esperti sottolineano che la terapia con anti-VEGF resta il trattamento standard. Tuttavia, in un editoriale correlato, Emily Y. Chew del National Eye Institute di Bethesda ha evidenziato i limiti degli anti-VEGF, ricordando che circa il 32%-66% dei pazienti presenta edema maculare persistente dopo sei mesi di trattamento.

Uno dei limiti del nuovo studio è il tasso di abbandono: il 25% dei pazienti ha interrotto la partecipazione entro la settimana 48, un fenomeno attribuito alla possibilità che coloro nel gruppo sham abbiano cercato trattamenti altrove. Gli autori ritengono che un confronto più equo avrebbe previsto un gruppo di controllo con terapia attiva anti-VEGF.

L’avvio di una fase IIb, con un confronto diretto tra UBX1325 e una terapia anti-VEGF, è atteso entro fine anno, e potrebbe fornire risposte più precise sulla reale efficacia di questa nuova strategia terapeutica.

NEJM Evid. 2025;4(5):EVIDoa2400009. doi: 10.1056/EVIDoa2400009.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40261111/

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