In Italia, la protezione dei neonati dal virus respiratorio sinciziale (Vrs) dipende dalla regione di nascita. Mentre alcune regioni garantiscono l'anticorpo monoclonale a tutti i nati dal gennaio 2024, altre lo offrono solo ai nati durante la stagione epidemica, lasciando scoperti molti bambini. Lo segnala una nota della Società italiana di pediatria (Sip), precisando come questa disomogeneità sia il risultato dell'assenza di una strategia nazionale. "Questa prima stagione di introduzione in Italia dell'anticorpo monoclonale che previene le infezioni respiratorie da Vrs (Nirsevimab) conferma quanto temevamo: l'assenza di una strategia nazionale ha prodotto differenze territoriali e, di conseguenza, diseguaglianze nell'accesso alla profilassi -spiega il Presidente Sip, Rino Agostiniani-. Ora è il momento di lavorare a una strategia comune, per arrivare alla prossima stagione in maniera coordinata e garantire a tutti i neonati la stessa opportunità di protezione".
Il presidente Sip, nella nota, aggiunge come nelle regioni che hanno avviato tempestivamente la profilassi si sia registrata una riduzione delle ospedalizzazioni per bronchiolite, mentre l’impatto è stato minore altrove.
Le differenze regionali sono evidenti non solo nei tempi di avvio della campagna, ma anche nelle categorie di neonati protetti. Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto hanno coperto tutti i nati dal 1° gennaio 2024, mentre in altre regioni la protezione è stata limitata ai nati successivamente o esclusivamente a quelli venuti al mondo tra novembre e marzo.
Un altro elemento critico è l'accesso alla vaccinazione materna contro il VRS, disponibile solo in Sicilia e Molise, nonostante sia approvata per proteggere i neonati nei primi mesi di vita.
La SIP chiede ora un piano nazionale chiaro per la prossima stagione, affinché ogni neonato abbia pari opportunità di protezione contro un virus che, ogni anno, causa migliaia di ricoveri e mette sotto pressione i reparti pediatrici.