La "scarsa conoscenza" del diabete e i "luoghi comuni" sulla patologia hanno una "duplice influenza negativa sulla vita dei pazienti che sono affetti da questa malattia metabolica". Lo ha affermato all'Adnkronos Salute Riccardo Candido, presidente dell'Associazione medici diabetologi (Amd), commentando la survey internazionale sui pregiudizi legati diabete realizzata su incarico di Abbott e presentata a Roma.
"Da un lato si rischia di banalizzare il diabete, parlandone come di una patologia legata a un po' di zucchero alto. In realtà - precisa - è una malattia di cui bisogna prendersi cura, perché se non trattata, e la glicemia non controllata adeguatamente, si sviluppano le complicanze e i danni legati al diabete. Dall'altro lato, a volte, a causa dello stigma, il diabete costituisce delle limitazioni nella quotidianità e questo dobbiamo assolutamente evitarlo. Basti pensare ai ragazzi più giovani che nel passato non potevano andare alle gite scolastiche perché c'era il timore di fare l'insulina, e dell'ipoglicemia. E ancora oggi ci sono atleti professionisti con diabete di tipo 1 che non possono entrare a far parte dei gruppi sportivi delle Forze armate e questa è una grande discriminazione che dobbiamo tutti assieme combattere".
Secondo la survey, in Italia il 49% delle persone con diabete dichiara di aver saltato le visite mediche a causa di vergogna e stigma. Il dato emerge da un'indagine condotta su oltre 2.600 pazienti in 8 Paesi nel mondo, che vede il numero medio attestarsi al 40%. Quasi il 70% degli intervistati dichiara infatti l'esistenza di uno stigma associato alla malattia, e circa il 25% evita di parlarne con familiari e amici per imbarazzo. I risultati sono stati presentati da Abbott durante il lancio della campagna "Above the bias" ("oltre il pregiudizio"). In Italia le persone con diabete sono circa 4 milioni, e l'85% degli intervistati afferma di aver visto informazioni sbagliate sul diabete riportate da media, programmi tv, film e social, con il 40% che ha sentito battute o barzellette sulla malattia: "cosa può farti un dolcetto?", "solo a guardare mi viene il diabete", "quella persona non sembra avere il diabete", per citarne alcune.
Per il 70% degli intervistati le parole di supporto possono aumentare significativamente la motivazione a gestire la patologia. Per il coordinatore dell'European diabetes forum Italia, Angelo Avogaro, occorre "più formazione degli operatori sanitari, più tempo per la narrazione del paziente, più educazione dei cittadini, soprattutto in età scolare", ma anche "raccontare la propria esperienza di malattia", un "atto etico che permette agli altri di riconoscersi e sentirsi meno soli".