"Gli ospedali italiani sono sicuri", ma è necessario "chiudere i punti nascita sotto la soglia dei 500 parti" l'anno. A sottolinearlo Giovanni Migliore, presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), a 'UnoMattina' su Rai 1 commentando il caso della neonata rapita da una clinica a Cosenza.
"Gli ospedali italiani - assicura - non sono vulnerabili: esistono procedure di sicurezza chiare, personale sempre identificabile con badge e divise, e sistemi di vigilanza attivi per controllare gli accessi. Quanto accaduto a Cosenza è un episodio eccezionale, che non deve generare allarmismi. Dalla fine della pandemia gli ospedali hanno lavorato per garantire sia sicurezza che accessibilità, permettendo ai parenti di stare vicini ai pazienti. La loro presenza è parte della cura e vogliamo preservarla senza creare sovraffollamenti", continua Migliore. "La vera emergenza per i punti nascita non è la sicurezza fisica - precisa - ma quella clinica. La legge del 2015 stabilisce che i reparti con meno di 500 parti annui non garantiscono standard adeguati e vanno chiusi, mentre la massima sicurezza per mamme e neonati si ha nei centri con oltre 1.000 parti l'anno".
"Oggi in Italia ci sono almeno 100 punti nascita sotto la soglia minima, con personale sottoposto a forte stress che, pur facendo il massimo, non ha abbastanza esperienza per affrontare emergenze e complicanze del parto", evidenzia il numero uno della Fiaso. "Il problema da risolvere è questo", ribadisce: "Garantire a ogni donna e neonato un'assistenza sicura e specializzata, con strutture adeguate e team esperti. I punti nascita sottosoglia vanno chiusi e il personale trasferito dove c'è bisogno".