Farmaci
Farmaci antidiabetici promettenti anche per la salute mentale. I possibili utilizzi
Oltre a diabete e obesità, i popolari farmaci GLP-1 potrebbero rivelarsi promettenti anche nella cura di alcune patologie neuropsichiatriche: dall’ansia fino all’Alzheimer
I farmaci agonisti del GLP-1, sviluppati originariamente per il trattamento del diabete e poi estesi anche al trattamento dell'obesità, stanno emergendo come potenziali alleati nella cura di patologie neuropsichiatriche e neurologiche. Durante il XXVI congresso nazionale della Società Italiana di Neuro Psico Farmacologia (SINPF), gli esperti hanno discusso i risultati promettenti delle ricerche su questi farmaci in ambiti come la depressione, l'Alzheimer, le dipendenze e i disturbi alimentari.
GLP-1 e salute mentale: riduzione dell'ansia e della depressione
Uno studio pubblicato da Epic Research evidenzia che la semaglutide, uno dei principali farmaci GLP-1, può ridurre significativamente il rischio di ansia e depressione. Nei pazienti diabetici, la probabilità di sviluppare depressione diminuisce del 45%, mentre il rischio di ansia si riduce del 60% con l'uso di tirzepatide, un altro farmaco GLP-1. Claudio Mencacci, co-presidente della SINPF, sottolinea che,“ timori iniziali circa gli effetti collaterali stanno iniziando a essere progressivamente sostituiti da nuove speranze. In sostanza, non si è solo dimostrato che questi farmaci non aumentano il rischio di pensieri suicidari come precedentemente ipotizzato, ma che ne riducono il rischio nei soggetti più vulnerabili”. .Dipendenze: una nuova speranza terapeutica
Secondo uno studio della Case Western Reserve University, la semaglutide potrebbe ridurre il rischio di disturbi da uso di alcol e di overdose da oppioidi. I dati suggeriscono che il farmaco modula il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina, diminuendo l'associazione tra sostanze come alcol e oppioidi e la sensazione di piacere. Nei pazienti obesi, il rischio di abuso di alcol è stato ridotto fino al 56%, mentre le overdosi da oppioidi si sono dimezzate. “Lo studio non spiega il perché la semaglutide abbia questo effetto protettivo - dichiara Mencacci –. Ma è possibile che le persone che assumono questo farmaco desiderino meno oppioidi e che quindi semplicemente non ne usino così tanto. Questo li renderebbe meno a rischio overdose. Sono dunque necessari altri studi che approfondiscono questo aspetto”Binge Eating Disorder: un'azione sui meccanismi della sazietà
Matteo Balestrieri, co-presidente della SINPF, evidenzia che i GLP-1 stanno dimostrando un potenziale terapeutico nel trattamento del disturbo da alimentazione incontrollata: “Si sta studiando la possibilità di utilizzare i GLP-1 anche nel trattamento del Binge Eating Disorder, il disturbo da alimentazione incontrollata. Le prime ricerche suggeriscono che i GLP-1 possono fornire un nuovo approccio farmacologico, agendo sulle vie di segnalazione della sazietà e della ricompensa alimentare coinvolte nell’ingestione di grandi quantità di cibo. Piccoli studi pilota e case report indicano riduzioni promettenti della frequenza delle abbuffate, del peso corporeo e delle comorbidità con GLP-1”. È importante notare che questi agenti dimostrano un profilo di effetti collaterali psichiatrici favorevole rispetto alle opzioni esistenti. “I primi risultati sono incoraggianti – aggiunge Balestrieri – ma la fattibilità dei GLP-1 come nuova direzione terapeutica per il Binge Eating Disorder non può essere confermata senza ulteriori ricerche cliniche di alta qualità”.Alzheimer: riduzione del rischio e ipotesi sul meccanismo d’azione
Uno studio pubblicato su Alzheimer’s & Dementia ha mostrato che i pazienti con diabete di tipo 2 trattati con semaglutide presentano un rischio inferiore del 67% di sviluppare l’Alzheimer rispetto a coloro che assumono solo insulina. Questo effetto potrebbe derivare da un miglioramento del metabolismo cerebrale, una riduzione dell'infiammazione o una gestione più efficace dei fattori di rischio come il diabete.“Non è del tutto chiaro perché gli agonisti del GLP-1 sembrano rallentare o addirittura prevenire l'Alzheimer – affermano Mencacci e Balestrieri –. Potrebbe dipendere ad esempio dal miglioramento della funzione metabolica nel cervello, che è la capacità dei neuroni di usare il glucosio per produrre energia. Le persone con Alzheimer hanno delle compromissioni del metabolismo cerebrale, che possono contribuire al loro declino cognitivo. Altre possibili spiegazioni includono la riduzione dell’infiammazione da parte del semaglutide o il miglioramento dei fattori di rischio associati all’'Alzheimer, come il diabete di tipo 2”.
Nuove prospettive per la neuropsicofarmacologia
La SINPF vede nei GLP-1 una promettente opportunità per ampliare il trattamento delle patologie neuropsichiatriche. "Questi farmaci potrebbero rappresentare una svolta, con implicazioni nella salute mentale paragonabili a quelle osservate in endocrinologia", afferma Bernardo Maria Dell’Osso, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano.Nonostante i progressi, la comunità scientifica sottolinea la necessità di studi clinici più ampi per chiarire i meccanismi d'azione e definire protocolli terapeutici ottimali. I GLP-1 potrebbero essere protagonisti di una nuova era nella medicina integrata, dove le interazioni tra metabolismo e salute mentale aprono scenari inediti per la cura di malattie complesse.
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