I farmaci agonisti del GLP-1, sviluppati originariamente per il trattamento del diabete e poi estesi anche al trattamento dell'obesità, stanno emergendo come potenziali alleati nella cura di patologie neuropsichiatriche e neurologiche. Durante il XXVI congresso nazionale della Società Italiana di Neuro Psico Farmacologia (SINPF), gli esperti hanno discusso i risultati promettenti delle ricerche su questi farmaci in ambiti come la depressione, l'Alzheimer, le dipendenze e i disturbi alimentari.
“Non è del tutto chiaro perché gli agonisti del GLP-1 sembrano rallentare o addirittura prevenire l'Alzheimer – affermano Mencacci e Balestrieri –. Potrebbe dipendere ad esempio dal miglioramento della funzione metabolica nel cervello, che è la capacità dei neuroni di usare il glucosio per produrre energia. Le persone con Alzheimer hanno delle compromissioni del metabolismo cerebrale, che possono contribuire al loro declino cognitivo. Altre possibili spiegazioni includono la riduzione dell’infiammazione da parte del semaglutide o il miglioramento dei fattori di rischio associati all’'Alzheimer, come il diabete di tipo 2”.
Nonostante i progressi, la comunità scientifica sottolinea la necessità di studi clinici più ampi per chiarire i meccanismi d'azione e definire protocolli terapeutici ottimali. I GLP-1 potrebbero essere protagonisti di una nuova era nella medicina integrata, dove le interazioni tra metabolismo e salute mentale aprono scenari inediti per la cura di malattie complesse.