La comunicazione tra genitori e figli sul peso corporeo è un argomento delicato e pochi studi lo trattano prendendo in considerazione il punto di vista del giovane. «Uno studio dell'Università del Connecticut ad Hartford approfondisce questo aspetto» segnalano Marina Armellini e la Commissione AME (Associazione Medici Endocrinologi) Obesità, coordinata da Marco Chianelli, «valutando l’impatto emotivo dei ragazzi rispetto alla terminologia usata dai genitori per parlare del loro peso» (Puhl RM, et al. Pediatrics 2022). «Tra settembre e dicembre 2021 sono stati raccolti i dati ottenuti da sondaggi online, in cui venivano intervistati giovani dai 10 ai 17 anni (n 2032, età media 16.6 anni, 41% maschi, 25% afro-americani, 23% latino-americani/ispanici, 40% bianchi non latino-americani/ispanici e 12% di altre etnie) e i loro genitori (n 1936, 48% maschi, età media 38.9 anni)» riportano gli esperti. «I partecipanti hanno valutato 27 termini e frasi diverse, utilizzati per descrivere il peso. I genitori si sono espressi sull’utilizzo di alcune terminologie e i giovani hanno espresso le loro preferenze e le risposte emotive alle stesse terminologie. I dati sono stati analizzati per sesso, etnia, orientamento sessuale e stato del peso».
«Più della metà dei giovani intervistati vorrebbero che i loro genitori non utilizzassero mai i termini: “obeso”, “grasso”, “estremamente obeso”, “taglia grossa”, “grosso” e “problema di peso”, tutti termini che inducevano sentimenti di tristezza, vergogna e imbarazzo» riferiscono gli specialisti.
«Le parole di gran lunga preferite dai giovani erano “peso sano” e “peso normale”, con differenze nelle preferenze e nelle reazioni emotive in base al sesso, all’orientamento sessuale, all’etnia e allo stato ponderale» proseguono Armellini e colleghi. «In particolare, il termine “thick” era preferito dai giovani afro-americani e ispanici/latini, mentre “curvy” era più gradito dalle ragazze, dagli ispanici/latini, dalle minoranze sessuali e da quelli con peso elevato». Inoltre, fanno notare gli specialisti, da parte dei genitori l’uso coi figli di termini relativi al peso era più frequente tra i padri rispetto alle madri e tra i genitori ispanici/latini rispetto ai genitori bianchi e afro-americani.
«Questi dati evidenziano la necessità di riconoscere le preferenze degli adolescenti per le parole che descrivono il loro peso corporeo e le diversità in base a sesso, orientamento sessuale, etnia, e peso» osservano Armellini e colleghi. «Termini medicalizzati o che suscitano nei ragazzi sentimenti di vergogna, imbarazzo e tristezza possono tradursi in mancanza di motivazione, contribuendo a perpetuare un ciclo di frustrazione e marginalizzazione; un ascolto empatico, invece, è un’opportunità per farli sentire rispettati e compresi, prima ancora di cercare di farsi capire da loro» (Williams DR. Pediatrics 2022). L’utilizzo da parte dei genitori dei termini preferiti dai figli in relazione alle problematiche relative al peso, concludono Armellini e gli esperti della Commissione AME Obesità, potrebbe aiutare a promuovere una comunicazione più solidale e meno stigmatizzante, contribuendo così a rafforzare nei figli l’auto-stima e la motivazione a cambiamenti positivi (Pont SJ, et al. Pediatrics 2017).